Falce e Martello. E dintorni

La “cosa rossa” è nata, ma sembra soffrire di afasia: nessuno parla ancora dei suoi contenuti
“Noi dobbiamo fare una scelta chiara se le nostre rivendicazioni, la capacità di lotta dei lavoratori, introducono elementi di crisi nell’equilibrio economico, nell’equilibrio del sistema, cosa dobbiamo fare? Frenare le richieste o affrontare virilmente la crisi del sistema? La nostra risposta deve essere quella di affrontare virilmente la crisi”. (Vittorio Foa, 1976).
“…davanti alle bare allineate stanno i ministri democristiani, al centro il presidente del consiglio Rumor, con quei volti rosei e un po’ lucidi sotto l’ombra dei riflettori. Prima della benedizione il cardinale Colombo con la sua voce da gran prete lombardo comincia: “Avanti così non si può andare”, e vedi i ministri immobili, il volto di Rumor impassibile, senti che quella frase passa sopra le teste dei ministri, sopra coloro, magistrati, poliziotti, politici, che da anni conducono la danza delle trame nere, dei fascisti mercenari mandati avanti nelle piazze, protetti dalla polizia. E ognuno di noi capisce che domani tutto riprenderà come prima, con un ministro DC al posto di un altro ministro DC, la polizia insabbierà, la magistratura darà una mano, i partiti di opposizione faranno finta di non capire e di non vedere…” Bocca – Il terrorismo italiano, pag. 36. (Commento su Piazza Fontana).
Queste citazioni per non dimenticare mai che il nostro Paese è da secoli il Paese del Gattopardo. La falce e il martello hanno un grande valore, con buona pace di Manuela Palermi e di Luciano Canfora (anche a loro evidentemente, come del resto a molti a sinistra la memoria storica fa difetto): entrambi, in contesti diversi, hanno sentenziato che quel simbolo non rappresenta gran che.
La falce e il martello, dicevo, sono il simbolo di una politica intesa come pedagogia di lotta, di volontà emancipatrice, di giustizia e libertà, di riscatto di centinaia di milioni di oppressi di tutto il mondo. Essi, fin dalla gloriosa rivoluzione di ottobre, hanno favorito la presa di coscienza di classe di tutti i dannati della terra. (F. Fanon – i dannati della terra – prefazione di Sartre). Tanto più oggi di totale desolazione ideologica, morale e culturale nel nostro Paese, e non solo! La falce e martello sono la chiave di lettura di un impegno anticapitalista ed antimperialista, che ha urgente bisogno oggi di inverarsi ab imis. Essi sono il Dante e il Leopardi della povera gente, degli sfruttati della terra. Eliminati essi, il disincanto, la rassegnazione, già presenti in tutte le pieghe della nostra marcia società, lieviteranno. E smettiamola per cortesia con le alchimie elettoralistiche?; per costruire, invece, un mondo dove buon giorno vuol dire buongiorno.
E non mi si dica che ai giovani di oggi tutto ciò non interessa, che in fondo, i giovani non sanno nulla di quei simboli. E vorrei vedere! Il bambino, con l’acqua sporca ed anche la bacinella, la sinistra nostrana l’ha buttato via ormai da tempo. Alla faccia dei tanti che in quel bambino e, perchè no?, anche nell’acqua sporca credevano! A me pare che sia venuto il momento di misurarsi davvero col comunismo reale del Novecento! Ma perché prendersela con i giovani ignoranti! Di chi è la responsabilità? Tremendamente mi sconvolge che sfugga ad un educatore, che stimo, come Luciano Canfora, che sarebbe spettato a lui, a tutti noi adulti (di sinistra), trasmettere pedagogicamente il testimone alle giovani generazioni piuttosto che pensare alle nostre carriere più o meno prestigiose! Mi sbaglio? Ciò che si va oggi a formare (la sinistra arcobaleno) a me pare, perciò, oltre che sbiadita ed incolore, povera di riferimenti rivoluzionari, non fosse altro che perché, delle due, l’una: o si è antisistema o non si è. O questa società la vogliamo superare o no! Le mie orecchie non sentono dai protagonisti di questa operazione nulla di tutto questo! Sono sordo? Certa cosa è che la parola comunismo non l’ha pronunziata nessuno di quei protagonisti (8 e ½ trasmissione de La Sette del 5/12/2007. Per noi Comunisti Italiani vi era la Palermi.
Ma io so che non passerà molto tempo e quei protagonisti (Rosa!) tireranno fuori dal cappello a cilindro la parola magica di più o meno socialdemocratica memoria: riformismo! Che sembra a me ricordare quella famosa pelle che si può tirare di qua e di là, a seconda delle circostanze (di comodo)!
Il riformismo è un vero nulla, oggi! Esso è storicamente esistito finché sono esistiti margini veri di vera emancipazione umana e sociale compatibili con l’accumulazione del capitale: le vere riforme sociali ed economiche sono stati gli spazi di tale emancipazione ed il riformismo era la politica reale che le promuoveva. Oggi, dagli inizi degli anni Settanta ciò non è più possibile a causa della forte competitività fra imperialismi che esige un forsennato aumento della composizione organica del capitale con la conseguenza della caduta tendenziale del saggio medio di profitto. (composizione organica del capitale: capitale costante – fisso e circolante; capitale varabile. Macchine e materie prime; lavoro salariato. Capitale morto e capitale vivo. Poiché detto aumento della composizione organica del capitale prevede forte incremento delle macchine e decremento della occupazione, e poiché il plusvalore e il conseguente profitto è dato solo dal capitale variabile – lavoro salariato – ne consegue che oggi la crisi del capitalismo è strutturale e irreversibile). Insomma, oggi è la globalizzazione neoliberista, cioè la nuova fase della mondializzazione capitalistica che si manifesta attraverso la divisione internazionale del lavoro, ossia la distribuzione della fase della catena della produzione in diversi paesi, le filiere produttive internazionali, quindi, i flussi di scambio, la finanziarizzazione dell’economia e la interdipendenza tra i diversi paesi. (1500 miliardi di dollari ogni giorno sono spostati da un punto all’altro del pianeta attraverso le speculazioni finanziare. Immaginiamoci le conseguenze). Tutto ciò è un tentativo del capitale mondiale di risolvere la crisi di accumulazione che è presente fin dagli inizi degli anni Settanta.
I paesi imperialisti si trovano a dovere rispondere ancor più ai processi del capitale finanziario internazionale, alla ricerca (in tempi brevissimi) del superprofitto. Sono anni ormai che al centro della danza vi è sempre di più l’interesse della impresa, col lavoro relegato a sola merce. Con la egemonia della economia sulla politica, decretando così la fine della polis! A livello europeo poi accade che la grande borghesia, come nel mondo intero, delegittima ogni residua parvenza di autonomia dei propri “commessi” politici nei diversi governi nazionali, calpestando le già svuotate forme di rappresentanza popolare (parlamenti. Magistratura: vedi oggi Forleo e De Magistris da noi in Italia). Quindi le guerre che sono la continuazione delle guerre commerciali e finanziarie fra le diverse aree valutarie: Euro, Dollaro, Yen. Definite, quelle guerre, con vera faccia di bronzo umanitarie. Saddam è stato eliminato dagli USA perché voleva commerciare in Euro e non più in Dollari. Da tempo in forte calo di valore, a fronte di un Euro molto forte. Guerra, dunque, quella del Golfo contro l’Europa.
Penso (visto che il “governismo” è ormai entrato nel DNA di questa sinistra come un virus inguaribile, bene alimentato peraltro da poltrone, poltroncine, strapuntini ecc…) che augurabile sarebbe la nascita di una sinistra, questa sì vera e autentica, non compromessa, almeno per qualche anno a venire, con l’azione di qualsiasi governo e sufficientemente forte da farsi, però, sentire! Dall’opposizione, tanto per capirci! Coltivando, nel frattempo, l’ideale del comunismo! Di cui, a parer mio, vi è un grande e forte bisogno non fosse altro che per tentare di riportare in paradiso (ove mai ci fosse stata), quella classe operaia da tempo spedita all’inferno (Torino docet) sia dal neoliberismo trionfante, sia da coloro (il peggio del peggio!) che avevano abbracciato l’ideale comunista come moda o altro, e non come impegno severo e responsabile! L’essere comunisti richiede forte pathos, genera gioia e sofferenza e, perché no, rabbia, il tutto sostenuto da una robusta e chiara visione del mondo, fortemente razionale. Insomma, urge ricostruire una sinistra italiana memore delle proprie radici e non rassegnata ad accettare la pax americana; una sinistra vicina a quelle esperienze di governo anticapitalistiche che, pur fra mille difficoltà sono oggi da ricercare soprattutto in America Latina. Penso tutto ciò perché, all’ombra di questo attuale nulla che è la politica italiana, non continui ancora a svuotarsi la nostra fragile democrazia! Parole, queste ultime di Luigi Pintor!
In Uccellaci ed uccellini (Pasolini – Totò, 1965) San Francesco dice a Frate Ciccillo: “Bisogna cambiare il mondo, frate Ciccillo, è questo che non avete capito! Andate e ricominciate tutto, in lode del Signore”. E in San Michele aveva un Gallo dei Fratelli Taviani (1971), il protagonista dice: “Primo: ricominciare tutto daccapo – I comandamento.”
Chiudo col ricordare ai più che negli ultimi dieci anni circa sono stati disinvoltamente e costantemente violati (quali che fossero le coalizioni al governo del nostro paese), i seguenti articoli della nostra Costituzione che avrete la bontà di rileggervi: art. 1, 3, 53, 78, 80. Mi auguro che quanto prima questa nuova formazione si decida ad iniziare a parlare di contenuti. Per ora, nemmeno l’ombra.
* già Ordinario di Storia e Filosofia al Liceo Socrate
Commenti
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Mi sembra un’analisi che difetta o di disinformazione o di strumentalità. Chi era a Roma per gli Stati Generali della Sinistra non la pensa così e chi rimane indietro può solo fare la vestale della falce e martello, il che mi sembra francamente poco rivoluzionario.
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c’ero anch’io all’Assemblea, ed ho sentito quanti hanno mugugnato lamentandosi per il finale al canto di “Bella Ciao” nel quale non si sono riconosciuti. Gli stessi che hanno applaudito la retorica figurativa di colte citazioni e perifrasi suggestive ed interventi da pensiero debole.Più difficili le scelte a sostegno dello scontro di classe per la trasformazione anticapitalista e pacifista della società, altro che vestali,sono tracce di esistenza consapevolmente vissuta.






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