L’importanza del diritto di rettifica, si discute a Bari

Danilo Calabrese

Vendola: “Il sistema informativo ha una coscienza lunga 930.000 incidenti sul lavoro all’anno occultati e 1.302 morti ridotti a notiziole”

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“Una delle passioni di questo paese è quella di farmi litigare con il Presidente Vendola”. Passione che evidentemente costa cara ai nostri amministratori e, perché no, anche ai cittadini – lettori. Proprio ultimamente il sindaco Michele Emiliano è stato costretto ad esercitare il diritto di rettifica in merito allo scontro Pd-giunta regionale sulla questione bilancio. “Io”, ha spiegato Emiliano, “non avevo mai detto quello che mi si era attribuito”. Esempio lampante di come si possa manifestare la necessità di esercitare il diritto di rettifica per modificare quanto riportato dai media.

Quanto spazio ha oggi nel panorama mediatico il diritto di rettifica e con che modalità avviene? E’ questo il tema che accompagnerà la due giorni di convegno organizzato a Bari dal Corecom Puglia. Ad introdurre i lavori odierni il presidente del comitato, Giuseppe Giacovazzo, il Presidente Nichi Vendola, i senatori Sergio Zavoli e Alfredo Mantovano, e Michele Emiliano. “Oggi il sistema della comunicazione”, continua il sindaco di Bari, “è parte integrante dell’evento politico, della cronaca. Non siamo più ai tempi del cronista con la penna sul cappello, che si limita a riportare”.

Perciò, il mestiere del giornalista o del comunicatore deve essere garantito da figure dalla professionalità indubbia. In particolar modo, quando dall’altra parte non c’è un sindaco o un presidente di Regione. “Vi è una sorta di dubbio deontologico sul mestiere”, ha esordito Vendola, “come nel caso di Rignano. Non ci sono tracce organiche appartenenti alle maestre incolpate, ma il mostro è stato già sbattuto in prima pagina”. Senza, magari, che venga data la giusta risonanza mediatica all’evoluzione dei fatti, collocando semplicemente “la rettifica a pagina numero 24”.

Un adeguato esercizio del diritto di rettifica fa parte di un modo di concepire la professione molto più ampio, che parte sempre dallo stesso punto: la ricerca della verità. “Il sistema informativo”, ha evidenziato Nichi Vendola, “ha una coscienza lunga 930.000 incidenti sul lavoro all’anno occultati e 1.302 morti ridotti a notiziole”. Perché spesso fa più notizia l’eventuale perversione macabra e tipica dei giorni nostri di alcuni studenti fuori sede residenti a Perugia, che poi sfocia in un omicidio, rispetto alla media raccapricciante e quasi silenziosa delle morti in Italia per incidenti sul lavoro.

Siamo un paese cosiddetto avanzato, viviamo nel cuore della “cultura occidentale”, siamo dotati di uno Statuto dei lavoratori (che oggi vale meno di quanto valeva ieri) dal 1970, eppure tre morti al giorno sul lavoro non fa quasi notizia, a meno che non ne muoiano tre nello stesso posto.
In queste condizioni, in tutta sincerità, diventa complicato non dar ragione a Nichi Vendola quando asserisce che “ci sono molti incendiari e pochi pompieri e in questo incendio non brucia solo il diritto della persona, ma va inscena il diritto del bene comune e della collettività”.

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