Mobilitiamoci contro la strage

Fortunata Dell'Orzo

Nel silenzio assordante di sindacati e partiti politici accendiamo una luce contro le morti sul lavoro

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Strage: non è una forzatura dei titolisti in caccia di scoop, ma la nuda e cruda verità. Un incidente sul lavoro di proporzioni apocalittiche a Torino, nella Torino operaia e meridionale delle fabbriche (che esistono ancora) ha, finora, causato tre orribili morti. Ma l’elenco dei gravissimi è talmente lungo che la cifra potrebbe ulteriormente aumentare.
Una acciaieria, come quelle che pensavamo non esistessero più. Operai, come quelli che sembrano cancellati anche dall’immaginario collettivo. Misure di sicurezza pressochè inesistenti visto che gli estintori hanno fatto cilecca. Un fiume d’olio che prende fuoco e come in un assurdo film dell’orrore investe sei persone. Uno muore subito, annichilito. Gli altri, gravissimi, si spengono a poche ore di distanza. Orrore. Ma nessuno sdegno fa rabbrividire il paese. Nessuno sente la necessità di protestare, di uscire per strada o di scioperare a scuola per dire basta.
Le solite stantie parole di un capo di stato, il minuto di silenzio dei pelliccioni alla Scala, scioperi di pochi minuti a Torino. I media occupati abusivamente dalle incredibili vicende della politica di palazzo, fra una maggioranza che sembra soffrire acutamente di masochismo ed un’ opposizione che si raggruma solo quando si tratta di insultare l’avversario.
Non ci sono più nemmeno le parole per dirlo, i gesti per farlo, il coraggio per organizzarlo uno sciopero vero che sia adeguato all’enormità di quanto è successo.
Gli operai esistono ancora. E ancora esiste il Padrone. Anche se è una multinazionale a scatole cinesi, anche se è una sigla, anche se si tratta di una società anonima. E si muore, si continua a morire sul lavoro e di lavoro in Italia. Classifiche da incubo per la settima potenza mondiale.
Stasera a casa mia non si vede la Tv, non si ascolta musica, non si gioca al PC. Stasera c’è una luce accesa dietro la finestra che affaccia sulla via più larga, una luce che sicuramente si confonderà con quelle del natale, che addobbano le finestre altrui. Ma quella luce, sola, isolata, solitaria e silenziosa è il mio personale grido di dolore. Un grido senza parole, senza lacrime, quasi senza speranza che possa unirsi ad altre grida.
Lo facessimo in tanti, avrebbe ancora un senso pensare a questo paese con un briciolo di speranza.

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Commenti

  • francescostolfa (utente non verificato)

    Uno sciopero per la sicurezza …. magari! In realtà i sindacati non hanno saputo far funzionare neahche sli istituti loro attribuiti dalla 626 (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; organismi territoriali paritetici ecc.). E qui da noi, nel Sud, gli Spesal delle AUSL sono sempre abbandonati a se’ stessi …