Route Seventies, uno sguardo anche a Benedetto
Tiziana Schiavarelli riporta alla luce un Bertolucci quasi inedito
La quinta giornata di Sentieri nel Cinema ha confermato lunedì sera il grande successo di pubblico della rassegna dedicata al Cinema degli anni ‘70.
Ma ad aprire la serata è stato il lavoro recentissimo di Francesco Lopez “In memoria di Benedetto Petrone” (2007). Un documentario in bianco e nero nato da un idea di Rosemary Chimirri, produttore della OZ Film, con la collaborazione di Raffaele Petrone, nipote di Benedetto per dare un’altra testimonianza, trent’anni dopo, dell’uccisione del diciottenne esponente di sinistra, ammazzato senza pietà da una “squadraccia missina”, come recita la lapide posta in Piazza Prefettura.
La sua realizzazione è stata affidata a Francesco Lopez, fondatore e regista della OZ Film, che ha vissuto la sua infanzia in case comuni piene di giovani durante la fine degli anni settanta e quindi ha visto sin da piccolo le manifestazioni, le occupazioni, da giovanissimo testimone.
Tiziana Schiavarelli ha poi presentato “…se non è ancora la felicità…” (1977) di Giuseppe Bertolucci. Difficile ritrovare la pellicola di questo documentario, testimonianza filmata del Festival della Gioventù Comunista che si tenne a Ravenna nell’ estate del 1976. Festival a cui parteciparono anche due noti comici baresi, Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli.
Bertolucci non vuole far apparire il festival in se, con la musica e i ragazzi che ballano, ma tiene più che altro a mostrare al pubblico com’erano i giovani di quel periodo. Cosa dicevano, cosa pensavano, cosa sognavano. Questo film rappresenta quindi uno spaccato della gioventù di quel periodo, con tutte le sue certezze e tutti i suoi dubbi. I ragazzi ripresi parlano dei problemi come l’emarginazione, la disoccupazione, la famiglia, l’emancipazione femminile. Tutti discutono, mentre Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli si baciano e si abbracciano come fanno tutte le coppie innamorate. Loro si differenziano dal resto del gruppo perché sono uniti dall’amore e dal sogno di vivere una vita insieme. Imperdibile anche Dante Marmone mentre culla un finto bambino cantandogli la ninna nanna, anticipando quello che poi sarà il personaggio della nonna di Catene, con il pubblico del festival in sottofondo che ride a crepapelle.
Archiviato Bertolucci, in prima serata con la sala quasi esaurita è stato proiettato un classico della cinematografia italiana, “Amarcord” (1974) di Federico Fellini. Oscar come miglior film straniero e record d’incassi anche in U.S.A., Amarcord (A m’arcòrd, mi ricordo) è uno di quei film immortali che non sentiranno mai il peso del tempo. Bastava ascoltare le risate del pubblico durante la proiezione per capirlo. E’ una rivisitazione dell’Italia dei primi anni ’30 durante il fascismo trionfante. In una cittadina romagnola viene raccontata la vita degli italiani in quell’epoca. Ci sono i fascisti con l’olio di ricino, i maschi che guardano le belle donne, le adunate del sabato fascista, i ragazzi che non crescono mai e in preda ad una esplosione sessuale. Ed è proprio questo, forse, il ruolo centrale di questo film e cioè la crescita zero rappresentata da Titta il ragazzo protagonista del film che ha sempre i calzoncini corti che rappresentano in un certo senso la sua immaturità. E come se Fellini avesse voluto rappresentare il fascismo come un blocco dell’uomo alla fase dell’ adolescenza.
“Alice nelle città” (1973) di Wim Wenders ha infine accompagnato gli spettatori al termine della serata. Uno scrittore trentenne in crisi, incontra all’aeroporto di New York una sua compatriota tedesca con la figlia. Per una serie di circostanze si ritrova con la bambina Alice a carico e non sa come sbarazzarsene.
E’ uno di quei film in cui non succede niente ma l’intento del regista non è quello di raccontare una storia ma quello di far riflettere lo spettatore sul rapporto tra immagine e realtà, sul problema della visione in epoca moderna. E infatti lo scrittore guardando una sua foto appena scattata con la polaroid dice “Mai che si riesca a fotografare ciò che si vede”, inoltre Alice “sembra” una bambina ma in realtà per le domande che fa, per le cose che dice, è quasi una donna nonostante abbia appena 9 anni.
L’appuntamento è per stasera sempre al Kursaal Santalucia. Ci saranno altri splendidi film…siamo ancora in tempo per non perderli.
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