E la Sinistra?

Istanze, bisogni, rappresentanza di quella parte del Paese che conta sempre meno e ha paura di non contare più
Mi sembra che, allo stato attuale dell’arte, si possa chiaramente affermare che la fusione a freddo fra PD e PDL, vale a dire la nascita del Verlusca, il mostro a due teste che oggi è il fronte più avanzato della politica italiana, ci dia alcune inquietanti indicazioni e ci ponga alcuni gravi problemi con i quali presto faremo i conti.
Intanto, l’Italia torna ad avere un centro ipertrofico cui fatalmente finiranno per aderire anche i cattolici di Casini, Mastella (Giovanardi si è già consegnato mani e piedi, ma quello ha la vista lunga) e qualche anima bella del PD che non sopporta di essersi intruppato con Veltroni e ciancia di radici cristiane e difesa dell’identità nazionale.
Questo significa che la destra e la sinistra sono destinate a restare isolate, magari a combattere duramente per entrare in Parlamento (specie se passa il Vassallum) e a vedersi ridurre ulteriormente gli spazi nel sistema mediatico nazionale che, si sa, corre e galoppa sempre dietro a chi ha più soldi da investire in pubblicità o ha più contributi all’editoria da ammannire.
Non è una cosa bella: la democrazia matura italiana sta andando così in stallo pericoloso. Il grosso gruppo egemonico che si accinge a governarla, infatti, rappresenta la parte più garantita della popolazione, quella che ha meno problemi economici e lavorativi. La stessa sindrome di cui soffre il sindacato italiano che, da più tempo in verità, si è ormai scollato dalle fasce a rischio del paese e garantisce solo chi non è ha in effetti bisogno perchè si garantisce dal solo.
In tutto questo è essenziale che la sinistra si riorganizzi e scelga percorsi politici e metodologici tali da garantirle non solo un’adeguata rappresentanz a in Parlamento, ma soprattutto, una visibilità operativa rispetto a quella parte degli italiani che non è più rappresentata dal Verlusca e che, comunque, non è di destra.
Diciamo la Sinistra perchè ha radici democratiche, antifasciste e costituzionali mentre la destra italiana, ormai scomparsi i partiti liberale e repubblicano di tradizione mazziniana o giobertiana, è di origine fascista, antidemocratica e razzista. E dunque non ha nei geni, anche dopo le cure termali di Fiuggi, i necessari cromosoni per porsi il problema della democrazia in Italia. Verosimilmente, Fini e camerati dopo una riottosità iniziale, andranno a sciogliersi nella grande marmellata berlusconiana, con buona pace di chi in Alleanza Nazionale non ha mai sopportato Forza Italia.
Su Storace siamo pronti a scommettere che non darà mai fastidio a Berlusconi, cui deve moltissimo: anzi, non è escluso un appoggio visibile ad un ipotetico governo.
Per cui il problema serio è la Sinistra. Un ruolo organizzativo ed egemone in senso gramsciano potrebbe averlo il Partito dei Comunisti Italiani, attualmente in fase di tesseramento per il 2008. Questo significa che gli uomini e le donne di Oliviero Diliberto non hanno alcuna intenzione di “sciogliersi” come zucchero nel the formato anche da Rifondazione, Verdi (sui quali faremo un editoriale a parte) e Sinistra Democratica. Io credo, al contrario che si stia lavorando attivamente per una federazione in cui deve essere chiaro che si intendono tutelare le fasce deboli della popolazione, si lavori per un ambiente non appaltato agli speculatori (ma senza il burqa dell’integralismo ambientalista che finisce per favorire i petrolieri e i gassieri amici di Putin), si faccia chiarezza in fatto di politica estera (con un no definitivo ad ogni missione di guerra mascherata da intervento di pace) e si riformi la legge Biagi (c’è chi vorrebbe addirittura abolirla) restituendo al lavoro la sua dignità etica e di valore fondativo della nostra Repubblica.
Su questi punti la Sinistra deve trovarsi, assolutamente, se vuole intanto rappresentare davvero la novità nel panorama brullo e desolante della politica italiana e poi se pretende di dare voce a tutti coloro ( e sono diversi milioni stando all’Istat che non è un organo ufficiale dei soviet) che ormai gonfiano le statistiche dei nuovi poveri, dei disoccupati di lungo periodo, dei precari, dei giovani laureati in cerca di prima occupazione o di coloro costretti a emigrare, come i loro nonni, per sperare in una esistenza migliore.
Tutti coloro, insomma, attualmente cancellati e ammutoliti dalla poltica italiana: quella che scimmiotta le convention degli Usa sperando di nascondere fra gli orpelli ed i lustrini le pezze al culo di un paese sempre più frastornato e confuso.
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