Adria Bari sconfitta da Poseidone Brindisi

Claudio Cimaglia

Urge un pivot di ruolo

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Termina 73 – 92 la partita di basket tra Adria Bari e Poseidone Brindisi, giocata ieri sera al Palabalestrazzi di Bari.
Una pesante sconfitta per i ragazzi di Gino Macellaio che, mai come ieri, hanno pagato lo scotto di non avere tra i ranghi un vero e proprio centro.
Certamente si sarebbe potuto giocare meglio, perdere meno palloni e forzare qualche conclusione in meno, ma quando sotto canestro ti ritrovi un lungo di nome Morrone, ex campione d’Italia con la Benetton Treviso, allora c’è davvero poco da fare.
La voglia non è mancata. Malgrado l’assenza della guardia Rubino, i giocatori dell’Adria hanno provato con tutti i mezzi a riagguantare una partita che fino alla fine del terzo quarto poteva ancora essere vinta. Ma i disumani sforzi di un grande e coraggioso Orfino in difesa sui massicci pivot avversari, la bella prestazione della guardia “di scorta” Mongelli, e i 20 punti del solito Traversa, non sono serviti alla causa.
Brindisi non ha mai smesso di giocare una buona pallacanestro e, con un Di Serio in giornata di grazia, Vujic capace di far male in qualsiasi occasione e il già citato Morrone, sono stati abili a gestire un considerevole vantaggio che per tutta la gara è oscillato tra i 13 e i 6 punti, per culminare nell’ultima frazione a +19.
Si parte con Lomoro in cambina di regia, come esterni Capozzolo e Traversa, sotto le plance Iannone e Riganti. I brindisini schierano Di Serio, Cagnozzo, Vujic, Morrone e Serpentino.
Un parziale di 0 – 8 per gli ospiti, maturato in pochi minuti e frutto anche di errori offensivi degli arancioni abbastanza grossolani, fa pensare ad una partita a senso unico. Invece Traversa piazza la prime due bombe ai primi due tentavi e la partita si equilibra.
È sotto canestro che si sente la differenza tra le due squadre. Sia Morrone sia Serpentino sono davvero difficili da spostare e contrastare. Inoltre l’esplosivo Vujic non perdona dal campo.

Si va al primi riposo con Brindisi avanti, 15 – 19.
Al rientro gli ospiti continuano ad affidarsi al gioco in post basso per i lunghi, ma la buona difesa di Orfino va a guastare le uova nel paniere.
I baresi riescono a trovare anche una buona fluidità d’attacco grazie a Traversa che sembra molto ispirato. Il pareggio sembra essere alle porte ma Calò inizia a difendere da vero gladiatore sul buon Traversa ponendo fine, provvisoriamente, alle conclusioni offensive baresi.
Intanto, approfittando di una precaria difesa a zona, Di Serio piazza due triple su due rimandando gli avversari a distanza di sicurezza.
Al ventesimo la situazione è ancora a favore degli ospiti, 32 – 39.
Dopo la pausa lunga la situazione resta la stessa. Il solito Vujic segna un po’ come vuole, e in attacco i baresi non riescono a trovare agevolmente la via del canestro.
In un batter d’occhio i punti di vantaggio per i brindisi diventano 13, malgrado una difesa dell’Adria abbastanza stretta, che non commette errori grossolani.
Nella seconda parte di frazione la situazione si aggiusta. Un passivo troppo pesante viene ammorbidito dal giovane Mongelli che con una tripla e un tiro a fil di sirena, porta la sua squadra a -10, 54 – 64.
I primi minuti dell’ultima quarto sono molto avvincenti. Belle giocate da una parte e dell’altra rendono la partita scoppiettante. Però un Morrone in versione cecchino, con due triple, cancella i sogni di gloria dei baresi.
Due falli tecnici consecutivi, prima a Capozzolo poi alla panchina, annullano completamente ogni possibilità.
Brindisi prende il largo pressoché indisturbata, anche perché i baresi sono carichi di falli, e la partita si chiude 73 – 92.
Non una cattiva gara quella dell’Adria, non fosse altro perché la grinta non è mancata. Purtroppo però, l’assenza di lunghi di ruolo non consente di affrontare squadre che fanno proprio dei pivot il loro punto di forza.
Ci si augura che prima della chiusura del mercato, a gennaio, si possa porre rimedio a questo grande problema. Intanto, ancora una volta, un nota di merito a tutti i ragazzi dell’Adria che, malgrado tutto, non smettono di lottare a denti sempre più stretti.

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