Michel Ocelot al Fortino
Il regista parla della sua vita, dei suoi lavori e dei suoi piccoli eroi di carta
Dopo l’incontro mattutino al cinema Esedra con i bambini, nel pomeriggio di sabato 1 dicembre il regista francese Michel Ocelot ha presentato, alla Sala Fortino di Bari, il suo seminario sul cinema d’animazione. A introdurre il regista, la presidente del CIAS Elena Pasetti che nel suo discorso introduttivo ha giustamente sottolineato come il cinema d’animazione non sia a totale appannaggio dei bambini, e che anzi il fatto sia comprensibile anche ai più piccoli sia un elemento che lo rende più completo rispetto ad altri generi comunicativi. E dopo aver firmato e soprattutto disegnato autografi a grandi e bambini presenti in sala, Ocelot ha cominciato subito a raccontare il percorso di vita che lo ha portato dal primo scarabocchio, fino all’ultimo lungometraggio. Il racconto, che ha poco di seminaristico ma molto di umano, ha riguardato non solo la storia della travagliata nascita di “Kirikù e la strega Karabà” – ideato in due settimane ma sovvenzionato e prodotto in ben 6 anni e in 5 paesi diversi – ma anche i timori e le speranze di chi si cimenta in un campo che è saturato dalla enormi produzioni americane e giapponesi. Un campo minato che è costato al regista molta fatica e molti cortometraggi prima di emergere con i suoi lavori più importanti e di imporsi alla critica internazionale – nonostante il suo film Kirikù in USA non sia potuto uscire perché ai personaggi mancavano, secondo le leggi americane, mutande e reggiseno…
Un incontro interessante quello col regista, che oltre ad aver mostrato uno dei suoi corti ha dato perfino dimostrazione pratica di come ha animato i suoi personaggi con la tecnica del découpage, in cui pezzi di carta sono tenuti insieme da fil di ferro e poi mossi di volta in volta dando l’impressione del movimento. Così dopo aver fatto “parlare” la principessa di carta che aveva con sé, si è reso disponibile a rispondere lui stesso alle domande del pubblico. Che gli ha chiesto innanzitutto se siano stati voluti i riferimenti stilistici che il regista fa al pittore Rousseau, da cui Ocelot ammette di aver preso soprattutto la tecnica della stilizzazione. Non a caso i suoi disegni curano molto i volti – tanto da renderli icone per la cura dei dettagli – di contro ai vestiti che mancano invece di pieghe o di ombre. E sempre rispondendo alle domande del pubblico, elenca le varie tecniche di cui si è servito e in special modo nel suo ultimo lavoro, “Azur e Azmar”, in cui oltre al découpage, ricorre alla tecnica della silouette, ma soprattutto – e per la prima volta – alle tecniche permesse dall’uso del computer. Le stesse usate in molti film di animazione di oggi, ma con una consapevolezza e con una modalità diversa, che ha concesso al disegnatore maggiore possibilità decisionale nell’effettuazione dei movimenti, evitando così di trasformare i personaggi in rigidi automi. E nel descrivere le tecniche da lui usate – grazie anche ad una domanda di uno dei presenti – il discorso è infine scivolato sul cinema di animazione in generale che, tranne alcuni casi – vedi ultime produzioni della sempiterna Walt Disney -, secondo il regista propone sul mercato comunque dei buoni lavori. Dalla Pixar agli ‘anime’ (così chiamati i film di animazione nipponici), i risultati sono infatti molto buoni.
Purché gli autori stiano attenti a non sfociare nel cosiddetto effetto Disney, in cui Cenerentola comincia ad assomigliare troppo a Barbie.
E non solo per i guadagni di cui giovano i loro creatori…
Infine, nel corso della cerimonia, c’è stato anche tempo per consegnare a Ocelot un riconoscimento al suo lavoro nel campo dell’animazione e non solo – ricordiamo che è anche ambasciatore per l’infanzia e per la pace nel Mediterraneo – con un simpatico ricordo caratteristico delle nostre terre, consegnato per l’occasione dall’Assessore alle Culture, Nicola Laforgia.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito