Verlusca: il mostro a due teste

E Berlusconi sceglie Bari (e Palermo) come uniche due città del sud per “fondare” il nuovo partito
Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che questo sarà un editoriale fazioso. Me lo dico da sola, prima che siano gli altri a bollarlo con la bocca stretta a fessura stillante veleno. Mi è stato ispirato da una foto, da un comunicato stampa e da un progetto di riforma elettorale.
La foto è quella che devo a repubblica.it (peccato l’abbiano già tolta) dove si vede la “storica” stretta di mano fra Walter “Gran Mogol” Veltroni e Silvio “Testa Pittata” Berlusconi.
Poi ho letto che Berlusconi ha scelto Bari e Palermo quali uniche città del Sud nelle quali spargere il suo seme (politico) e rispondere all’entusiasmo (?) di tutti coloro che vogliono il nuovo partito.
Infine ho letto e cercato di capire il Vassallum (dobbiamo a Giovanni Sartori il vezzo di latinizzare, storpiandoli, i cognomi dei geni che di volta in volta si producono nell’ideazione di “nuovi” sistemi elettorali) e come Saul sulla via di Damasco ho capito tutto.
Non il sistema elettorale che se non è incomprensibile non vale, no. Ma il perchè di quell’incontro, di quella stretta di mano sia pur asimmetrica (Veltroni sorride vagamente vacuo come ormai è sua abitudine da quando è segretario del più grande partito inesistente d’Italia, mentre Berlusconi appare serio, tirato, quasi stizzito come il bambino costretto a dare il bacetto alla zia che detesta perché puzza : una foto storica e impagabile, esteticamente imperdibile, da conservare o usare come sfondo sullo schermo del proprio pc).
Quella stretta di mano segna la nascita del Verlusca, il mostro a due teste: due partitoni un poco informi, sostanzialmente simili, molto cicciuti che possano godere appieno dei benefici del nuovo sistema elettorale che combinando un po’ di tedesco e un po’ di spagnolo, producono un maggioritario corretto con il proporzionale, cui però si aggiunge un provvidenziale sbarramento per tenere fuori dalle balle parlamentari tutti quegli scocciatori dei partitini.
Ecco che dunque l’Italia si avvia (o almeno si dovrebbe avviare) a risolvere finalmente i problemi di stabilità degli esecutivi e di governabilità, con il Parlamento ridotto a cassa di risonanza dell’esecutivo stesso, tanto a rompere i maroni non ci sarà più nessuno e le maggioranze non dovranno reggersi sui senatori a vita o sperare che un Dini o un Digregorio qualunque spezzino il filo delle loro fragili vite.
La democrazia dell’alternanza di cui tutti parlano e pontificano si ridurrebbe ad una sorta di altalena fra le due maggiori forze politiche, il PD da una parte e il PPL ( o come si chiamerà, visto che Berlusconi prima ha detto che era nato, poi ha detto che non è vero, poi ancora ha detto che si tratta di entrare comunque nel PPE, insomma lo sapete com’è lui, dimentica quello che dice e poi dà la colpa alla stampa di sinistra che ha frainteso) dall’altro: un centro-sinistra pallido e assorto e un centro-centro berlusconide.
Due lobby al posto di due ideologie. Due associazioni al posto di due partiti. Una finta alternanza di governo mentre in Parlamento, ridotte all’osso anche mediatico, la sinistra che non vuole morire democristiana e la destra post fascista di cui la parte moderata (Fini) all’opposizione e quella caciarona e fascista senza post (Storace, ma stiamo attenti a non ritrovarci in parlamento anche qualche neonazista mascherato della Fiamma Tricolore o di Forza Nuova) che magari sostiene Berlusconi ed i suoi cloni (prima o poi la scrivo ‘sta sceneggiatura per Pupi Avati).
Caspita dimenticavo la Lega Nord, ma di quella Berlusconi sa già come “acquistare” la fiducia.
Insomma, in Italia si incontrano per discutere di riforme il leader dell’opposizione e quello di un partito che in Parlamento non esiste; alleati che fino a un giorno prima si sostenevano e di spalleggiavano, oggi esplodono in diaspora centrifuga manco fossero le truppe italiane dopo l’otto settembre del 1943. Berlusconi fa e disfa come crede, citando sondaggi e sentito dire come le tavole della Legge: il suo unico scopo è mandare Prodi a casa e andare a votare.
Insomma un magnifico periodo per chi fa satira o l’editorialista. Ma un vero schifo per tutti coloro che hanno problemi di sopravvivenza, di salario e di precarietà. E, questo lo dice l’Istat non la velina di Striscia, sono sempre di più.
Commenti
-
” LA DEMOCRAZIA DELL’ALTERNANZA DI CUI TUTTI PARLANO E STRAPARLANO E’ L’ENNESIMA TRUFFA DELLA CASTA AI DANNI DEI CITTADINI CHE SI RIDURREBBE AD UNA SORTA DI UNA BELLISIMA ALTALENA SULLA QUALE SALIREBBERO A TURNO A GESTIRE IL POTERE. “SANTE,PAROLE. MEDITATE,E RIFLETTETE GENTE. SIATE CITTADINI E NON PECORE DA GOVERNARE E PORTARE DOVE VUOLE LA CASTA. Elio Di Summa






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito