Ciccio e Tore: forse avevano chiesto aiuto

Fortunata Dell'Orzo

Le frasi inquietanti e le strane visioni che, a detta degli inquirenti, denunciavano un garve stato di disagio e di paura

0 commenta

Nelle loro grafie affastellate e concitate c’è tutto il loro dramma. Racconti fantastici ma di un realismo impressionante, vere e proprie richieste di aiuto crittografate nei compiti di scuola e nei diari. Scene apocalittiche e di distruzione totale, in cui c’è ricorrente, la figura dominante di una specie di orco, qualcuno che li minaccia e che, nelle pagine di uno dei due fratelli, costringe il piccolo, sempre nel racconto, a rifugiarsi in una grotta e di là, ad assistere a cose bruttissime.
Gli inquirenti hanno resi disponibili questi scritti, impressionanti nella loro nuda evidenza, a sostegno della richiesta di arresto, poi accolta, per Filippo Pappalardi, quel padre che tutti definivano irascibile e violento e a cui, tuttavia, qualcuno ha affidato i figli dopo la separazione. Ma in questo scenario così poco edificante e comunque tragico, gli adulti non ne vengono in ogni caso fuori bene. E con tutto il rispetto che le si deve in quest’ora di lutto, non ce la sentiamo nemmeno di escludere la madre dei due da questa nostra analisi che sarà impietosa ma, almeno crediamo, riflette la realtà di tante, troppe famiglie italiane. Quelle famiglie in cui sempre più numerosi, i bambini restano vittime di efferati delitti.
Nessuno ha ascoltato quelle richieste di aiuto, quelle denunce di grave disagio. Forse gli adulti della cerchia familiare, per motivi culturali o di sensibilità personale, non erano in grado di accettare la triste verità di due piccoli costretti a vivere con un padre che li amava troppo a modo suo, sempre che li amasse. Osteggiati da una "matrigna" che ovviamente faceva spazio ai suoi figli (come nelle migliori favole dei Fratelli Grimm) e forse poco compresi da una madre che, avendo a sua volta stabilito altri legami e altri rapporti, non sentiva troppo l’ingiustizia di quella separazione dai ragazzini, imposta dal marito-padrone.
L’incubo di queste due creature è presumibilmente finito nel nulla della morte e davvero non comprendiamo la patetica ostinazione del prelato di turno che perde una preziosa occasione per tacere e pontifica mellifluo su una presunta (e improbabile) sopravvivenza di Ciccio e Tore. Un incubo che per alcuni anni si è materializzato in maltrattamenti e punizioni spesso assurde, a cui nessuno si è mai opposto efficacemente, a cui nessuno ha pensato di dare un seguito con una regolare denuncia alle forze dell’ordine.
Distratti, forse, anche maestri e professori che al sud tendono troppo a "farsi gli affari loro" ritenendo a torto la famiglia ancora un luogo sacro e sicuro. Quella paura, quel disagio, quella sublimazione fantastica dell’orrore quotidiano non ha trovato lettori attenti e capaci di cogliere i segnali e le richieste di soccorso. Il dramma è anche qui. Siamo ciechi e sordi di fronte all’abominio: negare di ammetterlo o accollarlo al diverso (la badante romena che li avrebbe fatti espatriare: fandonia presto dissolta) è molto più semplice e apparentemente sopportabile dello svelarlo.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!