La memoria zoppa di Bari

Alessandra Colucci
1 2 commenti

E’ giusto ricordare la morte, stupida ed inutile, di un ragazzo.
E’ giusto chiedere giustizia, quando si ritiene che non ci sia stata.
E’ giusto che una città abbia memoria.
E’ giusto. Se si perde la memoria, si perde tutto.
La morte di Benedetto Petrone, si grida da trent’anni, fu un fattaccio. Quello che si sussurra, se non addirittura si tace, fu che si trattò di un fattaccio incastonato in un mare di altri fattacci. Perché si urla, per carità giustamente, il nome di Benedetto Petrone, ma si tacciono altri… Sergio Ramelli, per esempio. E chi era costui? Oppure se ne sussurra un altro, che fa rabbrividire un po’ di più…Mattei… Fratelli Mattei. Ma i due fattacci non successero a Bari e, dunque, il sangue ha la propria territorialità. Ce l’ha insegnato un sovrano barbaro che si chiamava Rotari. Lui parlò di territorialità del diritto. Vabbé, sangue, diritto, siamo lì. Dunque, se un fattaccio accade a Bari, è giusto che Bari ricordi, censuri, condanni. Ed è davvero giusto che lo faccia. Se accade da un’altra parte, beh, non sono mica affari nostri.
Ok.
Allora cerchiamo un nome barese. Vediamo, salta fuori un nome? C’è un nome barese?
Toh, c’è. E’ quello dell’Appuntato di P.S. Giuseppe Filippo. E vediamo, c’è una data? Toh, c’è. Il 28 novembre. Ma davvero? Sì. Il 28 novembre 1980.
C’è una medaglia sul petto, che ormai è cenere e polvere, dell’Appuntato di P.S. Giuseppe Filippo. E’ una Medaglia d’oro al Merito civile. Aveva 50 anni, l’Appuntato di P.S. Giuseppe Filippo, stava tornando a casa dopo aver lavorato. Lo ammazzarono, l’Appuntato di P.S. Giuseppe Filippo. Due colpi. Bum bum. Senza alcun motivo logico.
Prima Linea, giusto per capirci.
E successe a Bari.
Questa sì, questa è successa a Bari.
La cronista curiosa ha cercato su qualche sito ufficiale, se fosse segnalata una qualche manifestazione, se ci fosse qualcuno che lo ricorda, se questa memoria che tanto riempie la bocca di qualcuno, fosse poi davvero collettiva.
Se, insomma, una persona che stava tornando a casa dopo aver lavorato e che fece la morte del peggior cane rognoso, avesse gli stessi diritti di altri morti.
Non c’è niente.
C’è un sottopasso, intitolato lo scorso anno. Ma oggi, proprio oggi, non c’è niente.
E’ evidentemente una questione di fosforo.
Perché la memoria, questa bella parola dolce, romantica, così politicamente corretta, non ha colore.
Tranne che a Bari.

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Commenti

  • pepito (utente non verificato)

    E’ proprio vero: la storia la scrivono i vincitori e la scrivono come piace a loro. Mettendo in risalto i propri interessi e nascondendo quello che rimane di più scomodo, oscuro e non conveniente.
    E oggi quella storia scritta male…viene riletta attraverso la lente della politica di parte per continuare a fare campagna elettorale.
    Emiliano, Vendola e sinistre varie…vergogna!

  • pepito (utente non verificato)

    E’ proprio vero: la storia la scrivono i vincitori e la scrivono come piace a loro. Mettendo in risalto i propri interessi e nascondendo quello che rimane di più scomodo, oscuro e non conveniente.
    E oggi quella storia scritta male…viene riletta attraverso la lente della politica di parte per continuare a fare campagna elettorale.
    Emiliano, Vendola e sinistre varie…vergogna!