Allarme scuola: Buttiglione a Bari chiede la rilettura dei classici

Antonella Ardito

Docenti demotivati e ragazzi senza guida, il mondo dell’istruzione italiana chiede di più al Governo

0 commenta

Le Stagioni della Scuola Italiana: Sfide e strategie è il titolo del convegno nazionale svoltosi ieri a Bari presso l’Aula Magna dell’Ateno barese. La giornata promossa da Margherita Biscotti, presidente regionale Irfos Puglia.e dal dipartimento di Bioetica della Facoltà di Scienze della Formazione, ha visto come ospite d’onore il senatore Rocco Buttiglione, presidente dell’UDC. La sua presenza al convegno è legata al suo ruolo nella settima commissione del Senato, istruzione pubblica e beni culturali ma anche all’attività di docente universitario, esperto in filosofia e scienze politiche. Un’analisi attenta quella del politico gallipolino, con un focus sulle carenze della scuola italiana, dei problemi legati al sapere e al far sapere, dei dilemmi della società italiana che si riversano sulla parte più debole, i giovani, i quali vivono in un mondo immaginario e distante dalla realtà. “Ormai nella scuola italiana si assiste ad un’abdicazione del diritto-dovere di educare” ha sottolineato Buttiglione, “Hegel direbbe che c’è stata separazione tra spirito oggettivo e soggettivo. C’è una crisi generalizzata e c’è poca fiducia nella missione educativa, ed è bene dirlo, c’è prima di tutto un problema nelle retribuzioni dei docenti e poi un sistema dei Media avverso alla competizione. Io sono stato in Argentina, in Messico, paesi che noi crediamo lontanissimi dal nostro, ma loro si stanno attrezzando e nell’era globalizzata i paesi poveri non possono che crescere mentre sono i poveri dei paesi ricchi che rischiano di rimanerne fuori. Qui deve intervenire la scuola, che deve mettere i giovani in condizioni di lavorare e iniziare a dare esempi di meritocrazia. Io credo che ci sia un 10-15 % di professori che fanno questo lavoro come vocazione, una percentuale uguale di incapaci e una stragrande maggioranza che ha bisogno di essere incentivata, altrimenti rimarrà nella mediocrità”.

Discorso a parte per l’Università, “che non deve preparare al lavoro, perché se ci pensate bene in tre-quattro anni il mercato muta repentinamente. Negli atenei bisogna insegnare agli studenti il Metodo, fargli riprendere in mano i classici come Cartesio, scoprire il senso della vita, e ricordate che non c’è cambiamento se non c’è una nuova linea culturale e a quarant’anni dal ’68 è bene tornare a far cultura”.
Rocco Buttiglione poi a colloquio con i giornalisti non risparmia critiche all’attuale Ministro dell’istruzione Beppe Fioroni: “Io non riesco a capire che senso ha distruggere ogni volta quello che i precedenti governi hanno fatto: Letizia Moratti intendeva la riforma del sistema scolastico come educazione al lavoro, come accade in Germania, dove sussiste l’apprendistato e il concetto di educazione è visto come lo intendeva Don Bosco. Se una pecca c’era nella riforma Moratti, era la questione del contratto dei professori, e poi Tremonti non l’ha finanziata. Ritengo invece cosa buona e giusta l’esame di riparazione ma servono fondi per i corsi di recupero, perché senza investimenti non si va da nessuna parte. Abbiamo poi copiato alcune cose dagli altri paesi europei senza capire, vedi il 3+2 nell’Università, e lo abbiamo fatto male. Nel mondo anglosassone i primi tre anni erano destinati alla formazione di base mentre il biennio successivo preparava con un master o al lavoro o alla carriera universitaria. In Italia invece abbiamo inteso preparare in tre anni gli studenti al mercato del lavoro, mettendoci dentro di tutto, senza insegnare il metodo: questa è una follia. C’è stato un proliferare dei corsi di laurea al posto di una vera formazione professionale di alto livello: quella ti fa entrare nel mondo del lavoro, non il 3+2”.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!