Balafon, la diaspora nera di scena a Bari
E’ partito il festival all’Armenise, diciasettesima edizione
È incominciata ieri la nuova edizione del Balafon – il Festival di Arte e Cultura Africana e della Diaspora Nera, quest’anno giunto alla sua diciassettesima edizione. Accanto al concorso per lungometraggi, che consolida un appuntamento decisivo nel panorama italiano per la visibilità di produzioni dalla difficile distribuzione, quest’anno anche una finestra sul cinema libanese, e diversi incontri che porteranno avanti un dibattito, quello sull’immigrazione e l’integrazione dei popoli, che prevede davvero molti interventi inteerssanti. L’appuntamento cinematografico è iniziato ufficialmente ieri pomeriggio alle 19.00 presso il cinema Armenise (che come consuetudine ospita il festival anche quest’anno) con la doppia proiezione dedicata proprio al cinema libanese: il cortometraggio After Shave (2004) di Hany Tamba, seguito alle 20.00 dal lungometraggio Bosta (2005) di Philippe Aracting, sorta di proposta libanese del film Bus in viaggio (1996) di Spike Lee. A dire la verità anche il primo film in concorso non aveva una natura davvero originale (molti del pubblico in sala non lo sapevano) perché Africa Paradis (2007) di Silvestre Amoussou è la versione senegalese (il film è stato girato completamente in questo paese anche se il regista è del Benin) del film americano Il rovescio della medaglia (1995) di Desmond Nakano.
La storia infatti, immagina nel futuro una condizione simmetricamente opposta, capovolta, tra bianche e neri, dove una coppia di francesi è costretta ad emigrare negli Stati Uniti Africani per cercare lavoro, ma costretta vivere come clandestina. A favore del film di Amoussou (che nel film riveste anche i panni del candidato politico del Partito Liberale Africano) c’è però uno sguardo più allegro, che attraverso la grottesca proposta di alcune situazioni riesce a sdrammatizzare un tema spesso difficile da trattare come la perdita del lavoro, la clandestinità, i CPT e tutto quello che rappresenta il dubbio immigrazione in Europa. “Il finale della pellicola è stato rivisto all’ultimo momento” ha detto il regista “dopo il recente esito delle elezioni politiche francesi”.
Si tratta allora, e in questa affermazione il regista lo dimostra, di un film decisamente europeo (Amoussou vive a Parigi da 25 anni) con qualche limite di fotografia, per quella che è una tipica commedia leggera francese (l’uso dei piani stretti e la mancanza di campi lunghi e paesaggio di più respiro) tutto sommato divertente e a volte davvero paradossale. Il regista, ospite ieri sera in sala, è anche lo sceneggiatore di questo primo lavoro passato alla selezione ufficia del concorso.
Il pomeriggio di oggi non vedrà proiettatati film in concorso, ma sarà dedicato parte al cinema libanese con la proiezione di lavori brevi dalle 17.00: In spite of the war (2001) di Zeina Sfeir, Lila says (2004) di Ziad Doueiri</strong>; e parte da lavori fuori concorso, Libera Kid (2006) del keniano Nathan Collett e il ghanese Crossover (2006) di Nana O Ayim.
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