Giorni, nuvole e (finalmente) grande cinema

Angela Ragone

Peccato, quel microfono in campo…..

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Può un film bello come pochi – e come non se ne vedono da tempo – esser rovinato da un microfono costantemente in campo? Forse no. Ma di certo il giudizio estetico ne risente. Ed è un peccato non potersela prendere con un qualsiasi capro espiatorio per placare l’ira che si prova vedendo un’opera del genere intaccata nella sua bellezza da un mero errore tecnico. La stessa sensazione che di certo proverebbe Elsa, interpretata nel film da un’intensa Margherita Buy, nel vedere le opere artistiche che tanto ama, firmate da un graffitomane megalomane.
Ma forse è vero che non basta una costante presenza indesiderata a scalfire la delicatezza, la poesia, l’umanità di una storia che prima ancora di essere film è vita. E non solo per la bravura – e diciamolo, una consapevolezza attoriale che manca a molti – di un eccellente Antonio Albanese che riempie il suo personaggio di uno spessore eternamente umano, ma soprattutto per una regia che non solo sa dipingere le immagini con la grazia di un pittore, ma che sa anche farle vivere di vita propria e farle parlare ogni istante. La bravura di Soldini, oltre che nella scelta degli Attori, si concretizza in una regia salda – sul piano dei contenuti così come della valenza estetica – che non perde di ritmo né di mordente. E che con una magistrale descrizione degli stati d’animo umani dà vita non a personaggi, ma a uomini e donne altri. Quelli in carne – finalmente – e ossa, quelli che vengono umiliati tanto da nascondersi come bambini, quelli che perdono il rispetto degli altri e di se stessi, quelli che falliscono, quelli che già sanno non esserci per loro un happy end. Quelli che ti fanno pensare e non ti invogliano solo ad imitare. Quelli che mancano troppo spesso al cinema. Un film denso, visivamente poetico, concreto, realistico e quotidiano. Un film di cui troppo poco si è parlato rispetto all’eccessivo clamore che invece accompagna altri film non altrettanto degni.
Le nuvole di Soldini sono quelle che oscurano il cielo della vita di ogni giorno e che non sempre è possibile ignorare. Così come i giorni sono gli stessi identici giorni che ognuno di noi può vivere e – e vive – nella sua storia personale in cui la lotta più dura è quella con se stessi. Quella che sicuramente logora Michele, che per non venir meno ai suoi ideali è costretto a sentirsi un fallito agli occhi della sua famiglia e soprattutto di sua moglie. Quella che logora anche Elsa costretta ad abbandonare la sua passione e a diventare l’uomo di casa perché sente che quello è il ruolo che le viene ora richiesto di ricoprire. Ma anche quello della giovane Alice, la figlia che i genitori non vorrebbero mai vedere crescere ma che in fondo, nonostante l’inesperienza della sua giovane età, ha il coraggio di mantenere fino in fondo le scelte fatte. Anche contro il parere della sua stessa famiglia.
Nessun arma, nessun coltello o sciabola tanto care a Tarantino. Nessun potere sovrumano o saggezza tibetana. Nessun effetto speciale, nessuna tecnica visiva all’avanguardia, e soprattutto nessuna eccessiva drammatizzazione che renda alfine grottesca la vicenda narrata.
Sbiadiscono le figure eroiche di superuomini e donne mascherate e impallidiscono perfino le bellezze artefatte dei nuovi – mostruosi – divi dell’era dell’apparenza di fronte a questi corpi e a queste anime del cinema di Soldini. Che con forza, tenacia, sofferenza, stupidità e a volte perfino viltà – fanno tutte parte in fondo dell’animo umano -, ogni giorno di nuovo ricominciano a vivere la vita.
Quella fatta di amarezze e pochi attimi di gioia.
La vita, insomma.

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