AN guarda ai ragazzi, ai mille problemi nelle scuole

Antonella Ardito

Martino subito risponde: noi stiamo lavorando

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SOS multiplo lanciato dai ragazzi di Alleanza Nazionale, in giorni fitti di manifestazioni promosse dalla sinistra giovanile: troppe cose non vanno a Bari quando protagoniste diventano le scuole, dall’insicurezza costante all’esterno degli edifici, agli spazi interni fuori norma (senza fine la vicenda della palestra contesa tra Flacco e Pascoli), alla necessità di conoscere meglio la storia del territorio.
Per smuovere queste acque putride, dove non si riesce a capire bene a chi affibbiare responsabilità e dove spesso si procede ad occhi chiusi Remo Pavone, Davide Lopez con Antonio Petrara e Francesco Perchinunno hanno bussato alle porte dei “grandi” di AN in Terra di Bari, chiedendo di farsi promotori a livello istituzionale delle loro richieste.
“Chiediamo delle scuole più sicure, dentro e fuori” sottolinea Petrara, responsabile provinciale di Azione Studentesca “manca la sorveglianza, soprattutto in periferia”.
“Nel 2002 c’erano ex carabinieri e finanzieri in servizio fuori dalle scuole, per assicurare un minimo di tranquillità, per tenere un occhio vigile sulle situazioni a rischio: quest’anno l’iniziativa non si è ripetuta e questa interrogazione farà parte del documento con le necessità delle scuole baresi che presenteremo io con il consigliere Giovanni Pennisi e il segretario Cittadino Francesco Bello, a Pasquale Martino, assessore alla pubblica istruzione del Comune di Bari”, ha sentenziato Filippo Melchiorre, capogruppo di AN al Comune.
Tra le altre proposte avanzate dagli studenti l’apertura delle scuole oltre l’orario curricolare a favore degli studenti stessi e l’istituzione di due ore di studio sulle tradizioni e la storia della città di Bari, “un modo per integrare meglio anche i tanti studenti extracomunitari che sono con noi nelle scuole. Purtroppo noi veniamo ancora visti come fascisti, anche i presidi non ci vedono di buon occhio quando facciamo la nostra attività politica nelle scuole, ma noi chiediamo solo che chi arriva in Italia debba conoscere le nostre regole, capire in che realtà si trova. Questo è un passo sincero verso l’integrazione” ha concluso Petrara. E vedremo se le amministrazioni rosse accoglieranno queste richieste.

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