Tutti in un Amleto
Michele Sinisi in scena alla Vallisa solo contro la tragedia della Finta Pazzia
Ultimo spettacolo del prologo “Le Pratiche del Narrare” andato in scena nel magico spazio della Vallisa di Bari per la Stagione di prosa del TPP Della Città il Sentimento, Atto Terzo: Michele Sinisi, ancora per oggi (appuntamento alle 19) è Amleto.
Il pubblico entra e lui è già lì: lo vedi bisbigliare, aggiustare sedie “apri e chiudi” dipinte di bianco e con un nome rosso stampato sulla spalliera; c’è Laerte, Ofelia, Polonio, Il Re Claudio, la Regina Gertrude, finanche un attore. Ma in realtà non ci sono, non sono mai arrivati, sono tutti nella testa di Amleto-Michele. La trama della storia si svela per punti chiave, si parte dal buio e dalle cicale, da un vestito nero addosso che è solo “il vestito di un dolore”, una maschera bianca e le labbra rosse che complice il sudore di un’ora intensa di monologo si scioglieranno fino a rivelare in un dialetto dell’entroterra barese “Non ti basta mai”. Cosa non basta mai? Raccontare di una madre impura, che giace con l’assassino del marito, gridare alla povera Ofelia “vattene in convento” o ferire a morte Laerte con la punta della spada intinta di veleno.
Lo spirito del padre giace in un vaso, l’acqua diventa veleno, Essere o non essere è appena bisbigliato perché questa Tragedia di Shakespeare è stravolta, vista con gli occhi di lui, Amleto, accecato da mille sentimenti, straniato da se stesso eppure sempre Amleto. La Tragedia si chiude con un cimitero di sedie, ognuna con un “fiore in bocca”, una rosa rossa per Ofelia e poi girasoli, margherite e tulipani. Cosa manca a questo Monologo autoriflettente. Un pizzico di chiarezza e di spazio in più: comprendere Amleto non è semplice ma permettere agli appassionati, anche ai tanti che hanno problemi di udito di sentire bene è cosa doverosa. Poi perché costruire un altro palco togliendo spazio allo spettatore: la Vallisa è spazio bellissimo, piccolo sì ma dove almeno altre trenta persone possono trovare posto e tornare poi a casa con un Amleto che rieccheggia nel cervello e rimbomba nel cuore.
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