Parte la REP, ma con il freno a mano
Gianna Mastrini, assessore provinciale alle attività produttive mette al bando facili entusiasmi
E’ nata ufficialmente la R.E.P., Rete delle Elette Pugliesi. Ma nella mattinata di ieri questo “parto” in Provincia, benedetto da Enzo Divella, è stato abbastanza laborioso.
Il progetto è promosso e sostentato dalla Regione Puglia: i finanziamenti stanziati dal Por Puglia Misura 3.14 del 2000-2006 ammontano a ben 198.000 €; la parte operativa sarà invece curata dalla società barese Interprogram, e da tre organismi milanesi, Centro di Iniziativa Europea, Koinetica, Butera & Partners. Mossa dalla consapevolezza della scarsa rappresentanza femminile nel mondo della politica (e non solo), l’iniziativa avrà il fine di costruire all’interno del territorio provinciale un rapporto di comunicazione tra le donne, capace di portare all’elaborazione di programmi, e azioni comuni. Nel concreto, il progetto si articolerà in 4 fasi: la prima sarà di ricerca, di analisi quasi scientifica, attraverso dei questionari, della realtà della provincia di Bari; nella seconda si passerà “all’azione”, con due incontri tra tutte le donne elette, e la divisione in tre gruppi di lavoro, così da arrivare ad una sorta di statuto interno; la terza e la quarta, strettamente connesse tra loro, riguarderanno invece la comunicazione istituzionale e la diffusione dei risultati conseguiti.
Insomma un progetto valido, logico, giusto; nulla a che vedere con le banali ‘quote rosa’, buone solo per una soluzione semplicistica di una questione molto complessa come quella delle pari opportunità, e per giunta inutile: non sarà certo con l’imposizione di un numero minimo di donne in parlamento, o in comune, che si aiuterà la partecipazione femminile alla politica. Invece la R.E.P. si propone di mettere in condizione le donne elette nella Provincia di Bari di parlarsi, confrontarsi, far fronte comune, agire; per questo potrebbe davvero funzionare.
Una bella cosa, insomma; eppure non tutto è andato come doveva andare. Federica Ballone, responsabile di Butera & Partners, conclude entusiasticamente il suo discorso proclamando che ‘la R.E.P. non produrrà carta straccia, ma impegno concreto, e supererà gli orizzonti di un progetto limitato, diventando (come fra poco accadrà a Milano, n.d.a.) una vera e propria istituzione; ma ecco l’imprevisto. ‘Non voglio criticare, ma non sono avvezza a politiche di genere, e alle mie orecchie giungono solo note stonate’. La voce che si alza è quella, autorevole, dell’assessore Gianna Mastrini, che prosegue: ‘Inutile un progetto di questo tipo: le politiche di genere andrebbero indirizzate al genere maschile; è tutto sbagliato! E poi quando sento parlare di rafforzare la competenza delle donne mi corrono i brividi sulla schiena!’. L’intervento, se non discutibile, è quantomeno fuori luogo, ed eccessivo nei toni. Il malcapitato Presidente Divella entra proprio in quel momento, ed esordisce dicendo ‘non ho titolo di parlare oggi: queste sono questioni fra voi donne!’ producendosi in una gaffes clamorosa, rimarcata da un boato di disapprovazione generale; di certo però non possiamo fargliene una colpa: le sue intenzioni erano delle migliori, è il campo delle pari opportunità ad essere minato, fin troppo.
Il Presidente prova quindi a recuperare, e ci sembra giusto chiudere la cronaca di questa mattinata un po’ movimentata riportando le sue parole di speranza: ‘Alla costituente del Partito Democratico, le donne superavano la quota del 50%; io non so che fine farà il PD, ma questo è comunque un segnale nuovo, forte, importante; e sono contento di portarlo in prima persona nel territorio della mia regione!’.
E’ quello che ci auguriamo tutti. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, la R.E.P. non avrà vita facile; ed è davvero un peccato, per un progetto che aveva (e ce le avrebbe ancora) tutte le carte in regola per un futuro luminoso; come è un peccato che il presidente dell’Interprogram, Giovanni Annoscia, sia costretto, dall’alto della sua esperienza trentennale, ad osservare basito la polemica gratuita dell’assessore, e l’acida impazienza, assolutamente insensata, di alcune colleghe giornaliste. Allora se dopo tanti anni in Italia c’è ancora bisogno di simili iniziative, di politiche di genere, per garantire alle donne il sacrosanto diritto alla partecipazione politica, forse non è solo colpa degli uomini…
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