Corso d’informatica per 120 disoccupati del Libertà

Lorenzo Vendemiale

Le iscrizioni da lunedì presso la “Duse”

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‘L’obiettivo è dare una possibilità a chi cerca un posto di lavoro. Oggi chi non conosce il computer purtroppo è un analfabeta’. Conclude così il suo intervento Sergio Fanelli, vicepresidente dell’VIII circoscrizione del comune di Bari.

L’occasione, ieri mattina presso la sala giunta del Palazzo di Città, era quella della presentazione del progetto per la Formazione Informatica gratuita di 120 disoccupati, residenti nei quartieri Libertà, Fesca, Marconi, San Girolamo. L’iniziativa è promossa e finanziata dalla Fondazione Sviluppo Europa, ente no profit, dedita alla ricerca nel campo dell’informazione tecnologica, orientata all’educazione; il ‘braccio operativo’ è invece rappresentato dalla Scuola Alfabyte, azienda barese leader nazionale nel campo della formazione informatica. Il corso, destinato come detto a 120 disoccupati, maggiorenni e forniti di titolo di studio, durerà 2 settimane, per un totale di 50 ore, e sarà concluso da un esame e da una certificazione PEG , valida a tutti gli effetti in ambito lavorativo (le iscrizioni verranno raccolte a partire da lunedì presso la sede della circoscrizione, e la scuola ‘Eleonora Duse’ di San Girolamo, nda).

L’orgoglioso promotore Paolo Tittozzi, presidente della Fondazione Europa, ha illustrato con chiarezza, oltre che le modalità, anche le speranze e le ambizioni del neonato progetto: ‘Ci auguriamo una risposta entusiastica dell’utenza! E siamo fiduciosi: del resto, non potrebbe essere altrimenti, perché c’è un effettivo stato di disagio. Se così sarà, e se saremo aiutati dai media, e dalle istituzioni, siamo pronti già nella prima metà del 2008 a proporre nuove e più ampie iniziative!’.
Nel finale, soliti applausi, sorrisi, frasi di circostanza; difficile però nascondere la perplessità per un progetto che, meritorio per il suo aspetto solidale (‘fondamentale’, come ha ben sottolineato a più riprese Tittozzi), non può allontanare da sé il sospetto di sostanziale inutilità: se gli interessati sono infatti disoccupati, maggiorenni, dotati di un titolo di studio, probabilmente servirebbe ben altro per aiutare loro, e le loro bisognose famiglie; e non vale il discorso del ‘primo piccolo passo’, perché non si tratta tanto di quantità, ma di qualità: a cosa può servire davvero usare un computer a chi un computer non potrà mai possederlo?

Un sorriso amaro viene anche a sentire  Sergio Fanelli insistere calorosamente sull’importanza “dell’ingresso del privato a coadiuvare il pubblico”: l’iniziativa è encomiabile, vero, ma se lo Stato ha bisogno dei privati per garantire il benessere dei propri cittadini – insegna la storia, augustea o berlusconiana che la si voglia – non è certo un buon segno.
Ad ogni modo, meglio mettere da parte riflessioni troppo ciniche; quindi ‘mai dire mai’. E se davvero anche uno solo dei partecipanti al progetto troverà lavoro grazie ad esso, il bilancio sarà ampiamente positivo. Altrimenti rimarrà comunque una pubblicità più che discreta per l’Alfabyte.

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