Cava di Maso, freddo ricordo
E’ un anniversario, il secondo dopo l’alluvione del 23 ottobre 2005, che rischia di passare inosservato, o meglio, che si cerca inconsciamente di rifuggire, complice il freddo improvviso di questi giorni e la pioggia continua, incessante e quasi impercettibile. Cava Di Maso sembra cristallizzata dalla violenza subita, dal fiume di acqua e fango che l’ha travolta. Qual è il punto dei lavori di consolidamento dell’argine che separa la separa dal torrente Valenzano? Ce lo spiega con pazienza Simonetta Lorusso, assessore ai lavori pubblici del comune di Bari: << Stiamo procedendo secondo il progetto del geologo Vincenzo Cotecchia: al momento la costruzione del muro è in fase di stand by perché è stato ritrovato dell’amianto stratificato e compattato. E’ avvenuta la messa in sicurezza, ma adesso attendiamo dall’ARPA il via libera per >>. Questo intervento ha goduto della procedura d’urgenza e dei fondi della protezione civile, due milioni di euro, ma nel progetto di Cotecchia si legge come è necessario procedere anche alla spillatura della parete nord (quella dove poggia l’ormai famoso “civico 18” di via Rocco di Cillo) e poi al riempimento della Cava. Al momento siamo in una fase preliminare del secondo punto: “c’è una commissione formata da due professori del Politecnico e da un tecnico della Nostra Ripartizione” spiega la Lorusso, che sta esaminando i curricula di 4 aziende in grado di compiere un’operazione del genere. Abbiamo stanziato 120.000 Euro per la progettazione preliminare e spero che in tempi brevi venga fuori chi è in grado di operare al meglio sulla parete della Cava, tutto assicurando la maggiore trasparenza possibile”.
Giù a Santa Rita invece, questa fiducia espressa dalle istituzioni non c’è: Francesco Gatto, avvocato e rappresentante dei condomini del Civico 18 (e ivi residente ndr) si dichiara rammaricato, deluso e rassegnato per la situazione che si è creata in questi due anni: “ho visto una lentezza esasperante, solo ieri hanno tolto l’erba che cresce nella cava, dopo svariate segnalazioni, senza poi guardare al contenzioso legale”. Tre i giudizi intentati dagli abitanti di queste case, che poggiano direttamente sulla parete nord: uno al Tribunale Amministrativo, per la richiesta di sospensiva dell’ordinanza che vieta tutt’ora ai condomini di utilizzare i garage, dove dopo l’alluvione erano comparse macchie d’acqua e crepe. L’ordinanza fu sospesa, ma il TAR disse chiaramente che non si poteva entrare fino a che il Comune non avesse messo in sicurezza la parete nord. Cosa che è stata imposta dal Tribunale Civile con una procedura d’urgenza per danno temuto nel dicembre 2006 e poi in Corte d’Appello nell’aprile 2007. Il Comune di Bari è stato condannato anche a pagare le spese legali: “siamo partiti da 7000 Euro, ora sono 11,000 ma aumenteranno sempre di più perché c’è stato il pignoramento” rileva Gatto. Io mi chiedo se tutta questa lentezza esasperante poteva essere evitata e come mai l’amianto è stato trovato solo ora. Una cosa è certa, dalla mia finestra che si affaccia su Cava Di Maso io vedo solo un tetro e buio scenario.
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