Il “bimbo rubato” ecco come è andata davvero

La Redazione

Una nota dell’Avvocato Capano, che difende la tutrice del piccolo

0 commenta

In riferimento alle notizie comparse sulla stampa sulla presunta sparizione di un neonato dall’ospedale San Paolo, lo Studio Legale dell’Avv. Cinzia Capano, difensore della tutrice del neonato, precisa quanto segue:

La prospettazione dei fatti offerta alla stampa da “Annamaria” è meramente strumentale agli inammissibili scopi processuali che si intende raggiungere attraverso i giudizi avviati.

Affidare al clamore della stampa la vicenda a pochi giorni dall’inizio del giudizio di appello (il 26 p.v. n.d.r.) evidentemente non ha altro fine che quello di condizionare la serenità del giudizio di secondo grado, in ordine alla quale comunque questa difesa non nutre alcun dubbio conoscendo il particolare valore dei magistrati che compongono il Collegio.

Dalle risultanze processuali emerge una verità assolutamente diversa da quella raccontata da Annamaria.

Quest’ultima aveva infatti già deciso di abbandonare il figlio al suo arrivo in Italia, salvo poi a distanza di molti mesi pretendere di procedere al riconoscimento, avendo peraltro già perso ogni diritto.

Infatti, secondo quanto dichiarato dalla stessa Annamaria al Tribunale per i Minorenni di Bari, la stessa aveva deciso di venire, clandestinamente, in Italia in quanto essendo già al sesto mese “anche volendo” non avrebbe più potuto abortire.

Tale decisione era già stata comunicata anche alle suore responsabili del centro di accoglienza ove Annamaria dimorava all’arrivo in Italia. Proprio per questo, le stesse erano entrate in contatto con gli operatori sociali dell’Ospedale San Paolo, al fine di evitare problemi alla ragazza al momento del parto.

Né corrisponde al vero che alcuna informazione sia mai stata fornita ad Annamaria prima che la stessa decidesse le sue intenzioni in ordine al futuro del bambino, “essendole stato negato l’ausilio di un interprete”.

Nonostante la mediazione linguistica garantita dalla presenza della madre della ragazza in Ospedale, l’assistente sociale ha addirittura reperito un’ulteriore interprete, che potesse raccogliere le dichiarazioni della ragazza, anche in assenza della presenza eventualmente condizionante della madre.

Proprio Annamaria ha dichiarato al Tribunale per i Minorenni di aver ricevuto, dopo la nascita del bambino, la visita di due persone delle quali una parlava rumeno. In lingua rumena questa donna chiedeva ad Annamaria rassicurazioni circa la sua volontà di non tenere il bambino, informando “Annamaria” della possibilità di tenere il bambino, ricorrendo al sostegno dell’assistenza pubblica. Ma la decisione della giovane sembrava, almeno all’epoca – quando evidentemente la stessa era all’oscuro dei vantaggi che avrebbe potuto trarre da quel riconoscimento – ferma ed irrevocabile.

Alla luce delle circostanze oggettive esaminate, prima dagli operatori sociali e poi dal Tribunale per i Minorenni non poteva mettersi in discussione che il bambino partorito da Annamaria versasse in stato di abbandono e che dovesse aprirsi nell’interesse del piccolo la procedura di adottabilità.

La giovane non versava in fin di vita subito dopo il parto. Ben avrebbe potuto pretendere con i gesti le informazioni che a parole non riusciva a richiedere.

Ma non lo ha fatto, perché la sua volontà non era quella di crescere il proprio figlio.

Per questa ragione come ha dichiarato l’assistente sociale al Tribunale dei minori non ha voluto vederlo neppure prima di lasciare l’ospedale nonostante le insistenze dell’assistente sociale

Tanto è vero che Annamaria è tornata in Ospedale per la rimozione dei punti del cesareo non più tardi di un mese dal parto, ma neppure in tale occasione ha chiesto notizie del proprio bambino.

Eppure ella comprende e parla la lingua italiana sin dal novembre 2005 come ella stessa ha dichiarato al Tribunale dei minori con l’assistenza dei suoi avvocati., È possibile credere che una madre, pur riuscendo ad esprimersi sufficientemente in italiano tanto da recarsi in Questura per una denuncia, non fosse in grado di raccogliere informazioni riguardo la situazione del proprio figlio?

È possibile credere che gli Organi di Pubblica Sicurezza non abbiano consigliato subito ad Annamaria di rivolgersi ad un legale e che non le abbiano fornito le necessarie informazioni circa l’immediata esperibilità di un procedimento per ottenere l’affidamento del minore?

Non è logicamente credibile che per un anno, solo a causa della propria condizione di immigrata, Annamaria non avrebbe “capito” cosa le stava accadendo . Né prima, né durante, né dopo e per un intero anno.

Tutto a causa della mancata conoscenza della lingua italiana.

La disperazione è un sentimento a comunicazione globalizzata. Quando vediamo scene di violenze nel mondo non abbiamo bisogno di conoscere la lingua per capirle.

È davvero credibile che una mamma a cui viene strappato un figlio abbia bisogno di un interprete per gridare il suo dolore? Per entrare nella stanza dove lo tengono e prenderlo in braccio e non lasciarlo piu?

Chiunque abbia avuto un figlio sa che non c’è forza fisica o psichica che possa separare un neonato dalla madre e che anche al centro della torre di Babele una mamma conosce il linguaggio che può difendere il suo bambino.

Stupisce che la procura non abbia fatto tali valutazioni non ritenendo neppure di ascoltare la tutrice del minore

La determinazione di riconoscere il bambino da parte di Annamaria non è mai stata esplicitata dalla stessa se non col ricorso proposto al Tribunale per i Minorenni in data 27.01.07.

Il bambino partorito da Annamaria si trova in stato di affidamento preadottivo sin dal dicembre 2005, pertanto è ovvio che il riconoscimento effettuato da Annamaria sia stato dichiarato inefficace.

Lo scopo di tale prescrizione normativa è evidentemente proprio quello di evitare tardive e spesso traumatiche intromissioni del genitore naturale.

Tant’è che la stessa legge prevede che la sospensione della procedura di adattabilità possa essere disposta solo nel caso in cui il minore sia assistito dal genitore naturale, permanendo comunque un rapporto con quest’ultimo.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!