Signor Sindaco o Segretario?

Antonella Ardito

Due chiacchiere sotto il cielo del San Paolo con Michele Emiliano

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Mancano meno di ventiquattrore alle Primarie del Partito Democratico: scelta oculata per Michele Emiliano chiudere al San Paolo, in compagnia di Massimo D’Alema la campagna elettorale. Ai balconi delle case popolari i panni stesi che profumano di ammorbidente, l’odore di erba appena tagliata nel parco di Viale Europa: voglia di vita normale in un quartiere che sta cambiando il suo volto, un vero cantiere a cielo aperto dove troneggiano il legno lamellare del centro direzionale e gli anelli gialli della metropolitana di superficie. Novità di prossima (si spera) realtà, in questa città dentro la città dove ancora troppe strade trasudano di abbandono ma da dove, nonostante il cielo plumbeo, puoi vedere il mare.
Ecco cosa ci ha detto Michele Emiliano, Sindaco di Bari e (sicuramente) segretario regionale dell’istituendo Partito Democratico per chiudere questa lunga maratona verso il PD fatta di incontri con la gente, sorrisi e strette di mano ma anche tanti mugugni e qualche porta sbattuta.

Signor Sindaco, abbiamo iniziato la campagna elettorale per il PD ad Enziteto e la finiamo al San Paolo, perché?
Sono la mia fissazione, come qualcuno dice, e in parte è anche vero: io sono il Sindaco di quelli che non contano niente, e sento questo compito come un dovere. Io me li bacio e me li abbraccio, qualcuno dice che esagero, però i baci e gli abbracci servono a me, non servono a loro. Servono per prendere la forza e ricominciare, perché non tutte le ciambelle riescono con il buco, tutti sbagliamo, tutti possiamo fare di più, me lo dicevano anche a scuola eppure non andavo male e io me lo dico tutti i giorni da Sindaco: possiamo fare molto di più. Già tante cose sono cambiate, però non basta e non basta soprattutto in quei quartieri dove io passavo con la macchina blindata e i Carabinieri. Adesso ringraziando il Dio non c’è più bisogno né della macchina blindata né dei Carabinieri perché come sta succedendo qui al San Paolo la rivoluzione è in corso. Naturalmente io sono Sindaco, lo ricordo a tutti, solo da tre anni, e tre anni nella vita di un uomo sono pochi, nella vita della città sono nulla. Occorreranno altri sindaci dopo di me che continuino a portare avanti la rivoluzione delle periferie, e non solo a Bari. Uno dei motivi per i quali ho aderito al Partito Democratico è che mi sono reso conto di non poter accontentarmi di aggiustare solo casa mia. Avevo bisogno per essere felice interiormente che anche le case degli altri fossero a posto. Mi auguro che con la lezione di Bari, che è una bella lezione, il Partito Democratico possa cambiare le periferie di tutto il mondo, non solo di Bari.

Ci sono dei gruppi di persone in particolare che è importante che si rechino alle urne di queste Primarie?
Senza nulla togliere a chi è più anziano e ha più esperienza, a me piacerebbe che venissero a votare quelle persone che non hanno capito bene di cosa si tratta, che sono giovani ma che hanno voglia di impegnarsi nella società, che hanno voglia di cambiare il mondo con mitezza, senza violenza, con la ragione e con lo studio. Mi rendo conto che di questi tempi no tutti hanno la serenità per muoversi in questa maniera, ma io sento che c’è un bisogno di amore, di amare attraverso la politica che deve essere nuovamente consentito. La politica era diventata orribile quando aveva perso ogni caratteristica di amore, di donazione di se: a quel punto diventa divisione di poltrone, opportunità, una schifezza insomma. Noi ci auguriamo che ripristinare la legalità, la trasparenza, la giustizia, corrisponda a fare manutenzione della politica.

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