Il referendum con il burqa

Fortunata Dell'Orzo

La consultazione sul welfare appare solo una colossale perdita di tempo, un passaggio scontato e prevedibile

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Evidentemente non è una cosa seria. Se fosse una cosa seria non ci sarebbe questa saga dei numeri a lotto, questi dati oscillanti e mai precisi, questa totale incertezza sia sul numero e percentuale dei partecipanti (il che presuppone scarsa chiarezza anche sul totale dell’universo) e sui risultati.

Se fosse una cosa seria alcuni dati, anche parziali ma precisi, sarebbero stati emessi sin da ieri pomeriggio e invece, ad urne chiuse si sapeva da subito che i sì avevano stravinto ma che i no avevano prevalso in alcune grandi fabbriche.

Quanto alla provincia di Bari, siamo alla saga: “abbiamo raddoppiato i partecipanti“, afferma Pietro Colonna della CGIL, ma poi non sa dirci rispetto a quale dato di partenza: 45 mila? 35 mila? (il raddoppio si riferisce alla precedente “consultazione referendaria” sempre organizzata dal sindacato unitario).

Insomma, un referendum con il burqa, coerentemente con le nuove assurde concessioni che da Treviso sono state fatte all’integralismo religioso e all’oppressione della donna. Un referendum blindato e scontato, forse una vera e propria perdita di tempo e di credibilità, da parte di un sindacato che non fa quasi nulla per non assomigliare sempre più ad una casta di funzionari garantiti e ben pagati, alla faccia di chi invece nella mobilità e nel precariato è costretto a vivere.

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Commenti

  • wadirum (utente non verificato)

    Quanto vorrei, cara Fortunata, che qualcuno dei sindacati promotori ti rispondesse. Ma non credo che abbiano il tempo per navigare… eppure farebbe loro un gran bene!