Cittadella, il silenzio di Emiliano
Invitato a Carbonara per discutere del progetto Pizzarotti, il sindaco dà forfait
Nella Bari di “sinistra”, politicamente impegnata con gli ultimi giorni di campagna elettorale per le primarie del Partito Democratico, nella periferia ovest il presidente della Provincia di Bari Vincenzo Divella fa outing e rileva come è stato un errore partecipare al Tavolo Tecnico sulla questione Cittadella della Giustizia. Ecco che ritorna lo spauracchio di Michele Emiliano, il quale invitato a partecipare al dibattito pubblico tenutosi nella serata di ieri presso l’Istituto de Mattias di Carbonara, come Nichi Vendola non si è presentato. A confrontarsi con i residenti della IV Circoscrizione sul progetto Pizzarotti c’erano Michele Cutolo, l’ingegnere delegato dall’impresa parmense, Fabio Cassano, consigliere comunale in quota UDEUR e Rocco De Adessis, presidente della Circoscrizione. A moderare gli interventi una vecchia conoscenza della Rai, Vito Carbone.
In buona sostanza Cutolo ha ribadito la visione dell’impresa: costruire la Cittadella nella campagne adiacenti lo Stadio San Nicola significa “amministrare la giustizia in uno spazio 10 volte più grande dell’attuale e frammentata disponibilità di immobili. Riqualifichiamo un’area con 20 ettari di verde pubblico, e i tre milioni di euro all’anno per i primi 18 anni di affitto equivalgono ai canoni che oggi il comune affronta per mantenere le sedi dove si amministra la giustizia, nel 90% immobili privati e per i quali la cittadinanza paga 450 mila euro di bollette ENEL. Il palazzo di Giustizia che abbiamo progettato sarà invece alimentato con l’energia dei pannelli solari, avrà un parcheggio sotto terra destinato agli impiegati e ai magistrati, 1500 posti auto per i cittadini, un asilo e una mensa, oltre ad un auditorium da 800 posti che è destinato ad essere Aula magna per la Corte di Appello ma soprattutto un contenitore aperto alla città per gli eventi culturali”. Cutolo ricorda come con i 700.000 metri cubi di terra da asportare si può tranquillamente coprire quasi tutta Cava Di Maso, “gratuitamente, come avevamo prospettato con la Circoscrizione un anno e mezzo fa. Ci è stato detto che non è pensabile amministrare la Giustizia all’nterno di una proprietà privata, ma nel dicembre 2006 la Pizzarotti ha anche manifestato la volontà di cedere l’immobile, a patto che al tavolo del contratto si sieda lo Stato a garantire gli importi futuri".
Michele Emiliano magistrato, quando la Pizzarotti vinse la Ricerca di Mercato lanciata da Simeone Di Cagno Abbrescia, si dichiarò favorevole al progetto, perché la situazione di disagio nei palazzi della Giustizia tra crepe nei muri, mancanza di aule e frammentazione delle competenze, si trascina dagli anni ’90 e lavorare male, senza sicurezza del pavimento che hai sotto i piedi, non ti fa stare sereno. Oggi invece regna l’attendismo su questo tema e una parte del centrosinistra barese spinge per l’ipotesi Arcipelago, cioè la rivalutazione e riqualificazione dell’esistente, affinché la funzione giudiziaria non si sposti dal Libertà: “è un falso storico” rivela Vito Carbone, “ a piazza Enrico de Nicola c’erano gli impianti dell’Angiuli e i campi da tennis; quella era un area verde, il palazzo del Tribunale è arrivato dopo”. Intanto le cose certe sono due: i 10 milioni di euro promessi da Clemente Mastella, ministro della Giustizia, che sarebbero serviti per mettere in sicurezza il vecchio tribunale non ci sono più e tra 15 giorni scade il termine posto dal Consiglio di Stato, il quale ha previsto che il Comune di Bari dia una risposta certa, un si o un no all’impresa parmense sulla questione Cittadella, dando seguito alla ricerca di mercato del 2004: “la giunta è chiamata a rispondere alle prescrizioni del consiglio” rileva Michele Cutolo, “è l’ultimo grado di giudizio e se non ci saranno risposte invocheremo un commissario ad acta che decida al posto di Emiliano”.
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