La marcia in più dei Socialisti di Puglia

Fortunata Dell'Orzo

La Costiuente Socialista riunisce le anime del vecchio PSI e che rischia di perdere per strada il PSDI di Mimmo Magistro

0 commenta

Il colpo d’occhio in sala è di quelli che fanno impressione. A questa ressa non siamo più abituati, quando si tratta di politica. Ma sin da un’ora prima che inizi la kermesse, la vecchia e gloriosa sala Tridente del Palazzo del Mezzogiorno in Fiera è già colma in ogni ordine di posti e la gente continua ad arrivare. Si tratta di una costituente per un partito che, a conti fatti, rinasce dalle sue stesse ceneri e dalle sue stesse anime in nome di un valore che lo ha sempre caratterizzato: il respiro internazionale, o meglio europeo, che sin dal 1892, anno della sua prima fondazione, non lo ha mai abbandonato.
Rino Formica, classe 1927, più volte ministro, è in grande spolvero e attende gli ospiti più illustri all’aperto, concedendo interviste e salutando amabilmente chiunque gli si avvicini. Il suo carisma restò indiscusso per qualche lustro, poi Tangentopoli appannò tutto, il silenzio e l’oblio fino ad oggi: Bari ancora una volta è al centro di un laboratorio politico in cui si tenta di ridare vita e vigore ad un soggetto politico, comunque la si pensi e comunque la si veda, indispensabile alla storia del nostro paese.
Solo una rozza interpretazione delle vicende italiane da un secolo a questa parte può infatti ritenere che il socialismo sia una questione ormai passata agli archivi della storia della politica o che il moderno riformismo, termine sul quale non vi è unanimità di interpretazione, possa prescindere dalla stratificazione storica e filosofica socialista, e socialista italiana in particolare.
Sta di fatto che in questo pomeriggio di inizio ottobre, con un maestrale che tenta le sue prove tecniche d’autunno, in Fiera si respira l’aria dei grandi eventi e dei grandi momenti. Ed è sorprendente che il partito forse più travagliato dalle correnti, più caratterizzato dai personalismi dei suoi leader nazionali e locali, nonchè quello più indubitabilmente esposto all’uragano giudiziario e mediatico di Tangentopoli, stia dimostrando una vivacità ed una capacità aggregativa maggiore e più vitaledi quella dello stesso nascente partito democratico.
Gavino Angius ed Enrico Boselli arrivano assieme: il senatore Angius già da tempo ha consumato lo strappo dalla Sinistra Democratica di Mussi e ha aderito al progetto di Boselli. La sua è stata una "scelta per il riformismo europeo" dichiara e per "riportare anche in Italia il socialismo, forza politica indispensabile in tutta Europa" . Boselli è il grande tessitore, il guardiano della laicità dello stato, colui che ha forse per primo compreso che nel PD non c’è posto per un’idea profonda come il socialismo italiano.
A suo tempo, mesi fa, il suo è stato un addio senza traumi: una constatazione meditata che Il PD è troppo inclinato verso i cattolici per garantire vero riformismo ed equidistanza dalle pretestuose questioni religiose che attentano alle libertà civili. Nel suo stile caratteristico ha lavorato senza sosta per giungere alla costituente socalista e dalla Puglia, nel cui consiglio regionale c’è già un gruppo unico che riunisce tutte le anime socialiste, ha scelto di lanciare la campagna nazionale che si snoderà nei prossimi mesi in tutta Italia e che avrà il suo prossimo appuntamento a Roma, il 5 e 6 Ottobre.
Ma non ci sono solo vecchie glorie ad ascoltare Angius, Boselli, Formica, Manieri e Dato: la prima a prendere la parola è una ragazza di poco più di venti anni, un cognome qualsiasi che non fa pensare a un caso di familismo politico: rivendica, lei che è nata poco prima di Tangentopoli, la sua fede socialista. E fa impressione il fatto che sia felice mentre lo dice. Tanti altri sono i giovani presenti in sala, con un’ottima percentuale di donne (che è sempre consolante).
Poco prima che la kermesse inizi, quando la sala brulica ancora di saluti e abbracci, chiediamo a Gianvito Mastroleo perchè ha preferito il rinato PSI al nascente PD: "perchè non riuscirei a vivere in un paese che avesse cancellato il socialismo dal suo panorama politico", ci risponde. Comunque la si pensi, comunque la si veda, il socialismo italiano è storia, mentre molti sussulti contemporanei rischiamo di essere solo silenzio.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!