Notte delle Vittorie: il cielo è biancorosso

Faele Costantino
Catalano, Bolchi, Loseto, De Trizio, Maiellaro, Lopez, Guastella, Florio, Frappampina, Iorio a ricordare i bei tempi
Nella prima grande notte metropolitana barese c’è posto anche per il calcio. Quello dei miti, del bel gioco e delle immense soddisfazioni. Ora sembra difficile immaginarlo, soprattutto in concomitanza con una brutta batosta come quella rimediata proprio ieri dal Bari a Bergamo, ma pure da queste parti il grande calcio è passato. La prova sta tutta su un palco allestito in piazza Chiurlia, nella città vecchia, per un occasione come poche se ne sono viste finora. Enzo Tamborra ha ricordato e omaggiato le vecchie (chi più, chi meno) glorie biancorosse, riunite solo per una serata. E sostenute da un pubblico, che non ha rinunciato a contestare la proprietà dei Matarrese (uno striscione lungo venti metri recitava: Via i Matarrese da Bari) e che al San Nicola non si vede da parecchi anni (e ci sarà un motivo).
Il primo a ricevere onorificenze (e il sigillo d’oro della città ritirato da uno dei figli) non poteva che essere il reuccio. Faele Costantino è stato il primo campione che Bari abbia visto e lanciato. Primo giocatore di B, meridionale, barese e militante nei galletti ad arrivare in nazionale. Ma anche il primo, tanto per fare un esempio, a far due gol in una partita al mitico portiere spagnolo Zamora. Poi, è salito sul palco Italo Florio, un vero funambolo, ancora una volta colpito dal calore dei suoi vecchi sostenitori. “Una città come questa è fatta per il calcio”, ha detto. E non a torto.
A dimostrarlo la testimonianza della vita di uno straordinario tifoso, uno che il calcio lo masticava tutti i giorni della settimana. Peppino Cusmai oggi non c’è più, ma di certo tutti si ricordano di lui e della sua passione per il Bari. E tra coloro che hanno alimentato questo amore appassionato c’è sicuramente mister Bolchi, uomo in grado di portare il Bari dalla C alla A in soli due anni e di sfiorare la finale di Coppa Italia, dopo aver battuto la Juve, guidando una formazione di serie C. “Non sono emozionato, sono commosso” sono state le sue parole. Nel pomeriggio, passeggiando per le vie del centro, decine di persone lo hanno riconosciuto e salutato. Come se fosse andato via qualche mese fa.
Emozionante la partecipazione del recordman di presenze Giovanni Loseto. Lui e molti componenti della sua famiglia (soprattutto i fratelli Pasquale e Onofrio) hanno reso grande il Bari. E ancora di Giorgio De Trizio, Guastella e del fuoriclasse Totò Lopez, barese doc e anima della sua squadra. Del fotografo Armando, Frappanpina, Tonino D’Angelo, scomparso prematuramente (per lui c’era il figlio Dario) e Iorio. Purtroppo non è potuto intervenire per problemi di famiglia Alberto Bergossi, colui che molto probabilmente ha segnato il gol più bello della storia biancorossa. Per giunta contro il Lecce.
Il saluto del sindaco Emiliano è andato, in particolar modo, a mister Enrico Catuzzi, un precursore dei meccanismi della zona pura che sarebbero stati praticati diversi anni dopo con le teorie di Sacchi e Zeman. Passerella finale per altri due beniamini del pubblico: Pietro Maiellaro e Biagio Catalano. Il primo, detto lo zar, per quattro anni ha deliziato il pubblico con i suoi giochi di prestigio. Uno dei più talentuosi del calcio dell’epoca. Il secondo ha dedicato la sua vita al Bari: 45 anni a disposizione della squadra prima come calciatore, poi come allenatore.
Da contorno alla Notte delle Vittorie, nostalgiche immagini di repertorio proiettate su di un pannello bianco. Quelli erano altri tempi. Andati, ormai.
Commenti
-
Ero piccolissimo quando mio padre mi portava a vedere la BARI al DELLE VITTORIE e di certo non potrò mai dimenticare alcuni di questi giocatori, che pur militando in serie C, eliminarono la JUVENTUS in coppa italia. Che emozioni, che oggi purtroppo non proviamo più, grazie alla gestione rinunciataria di oggi.






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito