Museo Archeologico Fase 2: il Ritorno

Fra gli esclusi molti nomi eccellenti che però non avevano centrato lo spirito del bando di concorso
Era una della priorità della Giunta Divella, per la quale la Provincia ha lavorato senza risparmio di impegno e creatività. A due anni dalla scadenza della Presidenza, siamo alla seconda fase del percorso che terminerà con la restituzione alla città e al territorio del Museo Archeologico Provinciale, chiuso da più di 15 anni e che aveva sede nelle avite, ma ormai inadatte, sale dell’Ateneo Barese.
Al bando di concorso internazionale che invitava i progettisti a farsi avanti con i loro curricula e i portfolio dei lavori realizzati, hanno risposto 52 gruppi, dall’Italia e dal resto del mondo (Giappone, Spagna, Olanda, Danimarca…), tutti nomi prestigiosi e dai trascorsi di tutto rispetto: di questi una commissione capeggiata da Amerigo Restucci, una vera autorità in fatto di museologia e restauro, ne ha scelti, non senza difficoltà, dieci che il 28 settembre saranno a Bari, a Santa Scolastica, per una prima ricognizione dei luoghi e dei materiali di cui il vincitore (che sarà scelto fra i dieci progetti preliminari da presentare entro 90 giorni dal 18 settembre) dovrà occuparsi per restituire alla città e al suo territorio un nodo imprescindibile di cultura e storia. appunto il Museo Archeologico Provinciale che rivivrà, insieme all’intero complesso, fra le antiche mura dell’ex Convento di Santa Scolastica, su quella penisoletta affacciata alla muraglia a pochi metri dal mare, il luogo da cui Bari è iniziata come nucleo abitato.
Non è stato semplice, ha evidenziato Amerigo Restucci che insegna a Venezia ma è di origini lucane, escludere alcuni fra i nomi pi altisonanti dell’architettura contemporanea: ma la commissione si è lasciata guidare da precisi criteri che intanto miravano ad un concetto più moderno di Museo e che avevano richiesto una valorizzazione complessiva di Santa Scolastica, non staccata dal contesto urbano in cui si trova ed in grado di vivere come centro culturale e di aggregazione sociale.
“Ci interessava che il progetto facesse vivere anche i ricchi magazzini di cui disponiamo, ha sottolineato Raffaella Cassano, membro della Giuria che ha individuato i dieci e docente di Archeologia presso l’Università di Bari, di modo che nel futuro Museo possa ruotare il materiale che abbiamo a disposizione e si metta in luce l’enorme patrimonio archeologico di cui siamo ad ogni buon titolo fieri”
Ora la tempistica dice che entro gennaio del 2008 la commissione dovrà scegliere il vincitore fra i dieci progetti nel frattempo pervenuti per poi, entro la fine del 2008, porre la prima pietra dei lavori di restauro e ristrutturazione, in senso museale, di santa Scolastica. Al vinitore andranno 50 mila euro in conto anticipazione sulle spese di realizzazione, al secondo 30 mila e 20 mila al terzo. Agli altri partecipanti, un rimborso speso di 5 mila euro.
“E’ la prima volta che a Bari si bandisce un concorso internazionale di questa portata (almeno a livello di Provincia, in quanto il Comune lo ha già fatto per la riqualificazione di via Sparano n.d.r) – ha sottolienato Enzo Divella durante la sua allocuzione di saluto e i 12 milioni previsti per questo progetto rivengono quasi interamente e direttamente dalle casse dell’Ente: la regione ci ha dato 2 milioni”.
“Vorremmo fare dei dieci progetti fra i qali sarà scelto il vincitore – Ha sottolineato Vittorino Curci, assessore provinciale alla Cultura – un’occasione per mostre e dibattiti in modo da ripensare in tutta la sua complessità l’intero polo museale della città di Bari”.
“In prospettiva, non immediata si intende – ha poi aggiunto Raffaella Cassano – abbiamo anche l’area di San Pietro, dove si trovano le antichissime tracce della Bari più vetusta e ne abbiamo dato cenno nel bando di concorso. Ma attualmente non disponiamo delle risorse necessarie per mettere in cantiere anche quest’opera.”
“Abbiamo lavorato molto intensamente – si lascia a sfuggire Annamaria Angiuli che dirige per la Provincia il settore Biblioteche, e fra noi non sono mancati i contrasti e gli scontri. Ma la complessità del progetto e l’importanza del luogo meritavano, anche d aparte nostra (la Commissione giudicatrice n.d.r) uno sforzo non comune ed un impegno appassionato.”
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