Un premio nel nome di Barbara Baldacci

Onofrio Schino

Consegnato al Prof. Peter Agre il sigillo dell’Università degli Studi di Bari

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Da oggi Bari e gli USA hanno un legame più forte. O meglio, lo hanno dal 6 agosto 2005.
Nell’ estate di due anni fa l’incidente aereo al largo delle coste di Palermo, infatti, se da un lato ha portato via la vita di 13 persone, non ha spezzato la voglia di andare avanti.
Tra le vittime dell’incidente c’era Barbara Baldacci, laureanda in Biologia all’Università di Bari, che di lì a un anno avrebbe conseguito il traguardo della laurea con una tesi incentrata sulle acquaporine, ovvero delle proteine canale che facilitano il passaggio di acqua e alcuni soluti attraverso le membrane che rivestono le cellule viventi.
Oggi, 2 anni dopo, l’Università degli Studi di Bari ha consegnato il Premio di Laurea “Barbara Baldacci”, un concorso a livello nazionale che premia le tesi di laurea nel campo della biologia.
In occasione dell’evento, alla sua prima edizione, era presente anche un Premio Nobel, il Professor Peter Agre, vincitore nel 2003 del massimo riconoscimento internazionale nel campo della ricerca chimica proprio grazie ad uno studio relativo alle acquaporine; a fare da simbolico “trait d’union” tra il luminare statunitense e la ragazza barese è il professor Giuseppe Calamita, collaboratore di Agre e membro del dipartimento di Fisiologia dell’università di Bari, nonché relatore della tesi di Barbara.
Ma l’attenzione è tutta per il professore Agre: da anni, infatti, lo studioso americano continua le sue ricerche sulle acquaporine, confidando che la parte più difficile del suo lavoro non è stata la scoperta di queste proteine, quanto piuttosto l’applicazione delle stesse nel campo della prevenzione e dello studio di malattie come il glaucoma o l’edema cerebrale, per le quali la funzione delle acquaporine in quanto vettori di fluido è a dir poco essenziale.
Il futuro è nelle mani delle nuove generazioni, che devono essere in grado di continuare il lavoro con lo stesso entusiasmo: “perché questo avvenga – spiega il professore – è necessario favorire nei giovani la volontà di trovare le scienze divertenti. Oggi molti fondi, soprattutto grazie alla pubblicità, sono destinati alle attività sportive e sempre meno vengono affidati alle ricerche nei campi scientifici”.
Non è mancato anche un riferimento al suo rapporto con l’Italia, reso ancora più forte dagli studi che la figlia ha compiuto a Milano, e per l’interesse che proprio il nostro paese ha mostrato verso i suoi studi, così come la tesi di Barbara Baldacci dimostrava.
Molto emozionati anche i parenti della ragazza scomparsa, che hanno premiato il vincitore del concorso, Giovanni Tedesco, uno studente di 26  anni dell’Università di Lecce che ha vinto il premio di 1000 € stanziato dall’Ateneo barese grazie ad una tesi in Biologia umana sullo studio delle bionanoteconologie.
Alla fine della lectio magistralis il professor Agre ha ricevuto il sigillo dell’Università degli studi di Bari da parte del rettore Corrado Petrocelli, e in un periodo di candidature, il luminare ha dichiarato di voler candidarsi alle prossime elezioni del senato americano, dove “la maggior parte dei senatori sono avvocati, mentre mancano figure specifiche nel campo della medicina e della ricerca. Forse è anche per questo che l’Amministrazione di Gorge W. Bush non sta facendo molto……”

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