La Storia che non muore

Casini viene a Bari per inaugurarla e ripropone il nucleare come soluzione alla crisi del clima
Indifferente a Grillo e al grillismo, crede nella politica, oggi più che mai e nella politica del fare. E rilancia l’idea del nucleare come soluzione ai problemi del clima e della scarsità di risorse energetiche che rischiano di respingere l’Italia ad un’età della pietra prossima ventura.
In grande spolvero, come sempre, Pierferdinando Casini è qui su invito del Consiglio Regionale Pugliese, fra i fautori di una mostra davvero preziosa e pregevole che sarà a disposizione di tutti, specie studenti ed insegnanti, presso il Castello Svevo, sino al 31 di Ottobre. Una mostra che racconta di come, a partire dalla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, l’Italia e gli italiani si dettero uno strumento democratico di partecipazione e legiferazione: prima la Costituente e poi il Parlamento.
Una mostra ispirata nell’impianto e nella ratio da Giorgio Napolitano, oggi capo dello Stato ed in passato apprezzato Presidente della Camera.
Ed uno dei primi vagiti, nel gennaio del 1944, fu emesso proprio a Bari, in un Congresso Nazionale dei Comitati di Liberazione, cui partecipò anche Benedetto Croce. Nel Teatro Piccinni gli attivisti della Nuova Italia che voleva mettersi alle spalle fascismo, guerra e monarchia si incontrarono “da uomini liberi” (come avrebbe scritto Pietro Calamandrei in una famosa epigrafe) e gettarono le basi dell’Italia che noi oggi conosciamo.
Sessant’anni e sembrano secoli: soprattutto per la tensione morale e partecipativa attorno alle Istituzioni che pare essere evaporata nei mille fumi del qualunquismo e della demagogia più vieta, quella appunto che confonde le guitterie alla Grillo con la partecipazione politica. Sessant’anni e quasi nulla resta di quelle sigle, di quelle idee, di quella necessità invincibile di fare dell’Italia un paese civile e democratico senza spargere una sola goccia di sangue, una volta finita la mattanza folle della guerra.
Idee ed ideali che riuscirono a sopravvivere agli errori e alle sbandate che pure ci furono (basti pensare a quante morti inutili, a guerra finita, per vendetta e rivalsa; a quanti “regolamenti di conti” che non hanno trovato giustizia; a quanti criminali di guerra lasciati impuniti; a quanti fascisti lasciati nei ministeri), una straordinaria convergenza di tre grandi culture (quella cattolico-cristiana, quella social-comunista e quella liberal-repubblicana) sfociata nella Costituzione della repubblica Italiana che forse un po’ troppo frettolosamente si vorrebbe riformare e che invece, a detta dei maggiori esperti di ogni parte del mondo, è una delle migliori costituzioni democratiche siano mai state scritte.
Una mostra di volti, voci, filmati che ci racconta anche di quelle 21 donne che fecero parte della Costituente e che rappresentarono la vera svolta della condizione femminile nel nostro paese.
Casini, senza retorica, si è rifatto continuamente a questa tradizione durante il suo breve discorso inaugurale. Lui, che è uno dei pochi politici di razza che siano rimasti sulla scena, incarna quella cifra un po’ disincantata ma mai cinica che sembra così comune all’oggi e all’oggi quando si rapporta a ciò che i greci chiamavao Politeia. Non potrebbe essere giunta più a proposito questa mostra, nella nostra città: ad indicarci che è in ogni caso dal Parlamento che bisogna comunque e sempre ripartire per qualsiasi riforma o per ripensare a esperienze nuove e vive di partecipazione democratica alla costruzione del bene comune.
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