“Spatz”, Sissi e gli Asburgo a Bari

Alessandra Colucci

Chi non conosce la Principessa Sissi? A Bari, 150 anni fa c’era sua sorella

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C’è una lapide a ricordarlo, una lapide bianca, proprio all’ingresso del borgo antico di Bari. Una lapide che racconta che, nel 1859, una principessa bavarese, Maria di Wittelsbach, incontrò per la prima volta, davanti a quello splendido scorcio di mare Adriatico, il suo sposo, Francesco, destinato a diventare, di lì a qualche settimana, l’ultimo Re delle Due Sicilie, l’ultimo Re di Napoli, l’ultimo Borbone regnante.

Il matrimonio, per procura, e quell’incontro da operetta tra la diciottenne bavarese, cresciuta in uno scenario da “Cavallino bianco”, ed il timido principe dalla carnagione scura e gli esagerati principi religiosi, è diventato un balletto, “Spatz”, che andrà in scena, dal 25 al 27 agosto, presso la piazza della Pace dell’Ipercoop di Japigia. L’evento, gratuito, è inserito nella programmazione “Il Valore dell’acqua”, il cartellone degli appuntamenti estivi per il 2007, preparato dal Comune, ed è realizzato in collaborazione con la fondazione “Piccinni”.
Ma chi era questa principessa bavarese, questa “Spatz”?
Maria Sofia Amalia di Wittelsbach era una degli otto figli del duca Max in Baviera (il “buon Max” come lo chiamavano i sudditi) e di Ludovica, figlia del Re di Baviera. In quella differenza di preposizioni, “in” e “di” stava tutta la storia di quel matrimonio: delle sue sorelle, Ludovica era quella che aveva fatto le nozze meno prestigiose: Max, cacciatore,poeta e suonatore di cetra, apparteneva ad un ramo collaterale dei Wittelsbach, altissima nobiltà, ma nessuna corona da tenere in testa. Le tante sorelle di Ludovica, invece, sedevano sui troni di mezza Europa e l’unica altra che non era riuscita a regnare, era Sofia che, però, era madre dell’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe.

Maria era la terza delle femmine: prima di lei Elena ed Elisabetta, dopo Matilde e Sofia. Completavano il plotoncino familiare, il primogenito Ludovico, Carlo Teodoro e Massimiliano. Ciascuno dei figli aveva un nomignolo e se, dunque, Elena era Nené, Carlo Teodoro era Garckel e Massimiliano era Mapperl – solo per citarne alcuni – Elisabetta era Sissi (sì sì, proprio lei, la celebre imperatrarice) e Maria era, appunto, Spatz.
Ludovica, che non si era seduta su un trono, voleva un destino diverso per le figlie: c’era quasi riuscita con Elena, spodestata, all’ultimo momento, da Elisabetta in Austria, c’era quasi riuscita con Sofia, rifiutata, all’ultimo momento dal re di Baviera Ludwig, al quale le donne pare non piacessero, e voleva riuscirci con Maria. Fu così combinato il matrimonio con Francesco di Borbone, avvenuto per procura agli inizi del 1859. Nel febbraio di quell’anno, i due si conobbero a Bari. Il Re, il vecchio Ferdinando, era ormai alla fine della propria vita, ma volle guidare la Corte all’incontro con questa nuova nuora tedesca.
“Spatz” incantò tutti, perché era bella come Sissi – da tutti ritenuta la donna più bella d’Europa – ma aveva poco della cerebralità e dei gravi problemi di quella celebre sorella. Sposa non fedele (fu prima madre di due gemelle nate da una relazione extraconiugale e poi, a distanza di molto tempo e dopo un intervento chirurgico del marito, madre di una principessina che visse solo tre mesi) e regina spodestata dopo due anni di regno, a Gaeta lottò fino all’ultimo proiettile contro i conquistatori sabaudi e a Roma, in esilio, illuminò la Corte di Papa Pio IX, finendo anche in uno scandalo di fotografie (una specie di Vallettopoli ante literam), rivelatesi poi fotomontaggi, ben fatti, se si pensa all’epoca.

La sua non fu una vita particolarmente felice e finì povera, nel 1925, in una Monaco che era molto cambiata, e sulla quale spiravano già i venti del Nazismo.
Ma “Spatz” di tutto questo non parlerà. E racconterà solo delle emozioni e della bellezza di un principessa che, cresciuta sulle rive di un lago stupendo, chiamato Starnberg, nel castello di Possenhofen, attraversò l’Europa e il mare Adriatico per venire ad incantare il Sud Italia. Proprio qui, a Bari. Da non perdere.

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