Una città in fermento, nonostante il ferragosto, per il ritorno in B

Christian Montanaro

Siamo andati a verificare in terra toscana la situazione dell’avversario del Bari per la prima di campionato

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dal nostro inviato
Pisa

A Pisa la poca gente rimasta in città per il Ferragosto si chiede i motivi del perché e del percome, ma fino ad un certo punto.
L’eliminazione in Coppa Italia rimediata contro il Napoli brucia, ma non tanto da cancellare d’un sol colpo l’entusiasmo per il ritorno in serie B.
E fa nulla che avverrà in trasferta, perché questa città ci teneva a festeggiarlo nella propria terra.
Tutto va bene, purchè si torni alla categoria di competenza.
Lo vuole il blasone, lo vuole la tradizione, lo vuole la logica.
Pisa e la serie B sono un connubio inscindibile.
La gente del luogo in questi anni di obliò non ha dimenticato gli anni ruggenti. Quelli targati Romeo Anconetani, per intenderci, tifoso prim’ancora che Presidente, uomo che il calcio lo masticava accompagnandolo a una bella bistecca fiorentina, l’unica realtà che di Firenze non lo ripugnasse.
Romeo Anconetani era il Pisa, e se la torre in quegli anni continuava a pendere, la squadra di calcio aveva trovato con la sua Presidenza finalmente stabilità ed equilibrio, tanto da non pendere più tra A e B, ma da dipendere dalla sua figura.
La carrellata di giocatori di valore giunti in Toscana lo testimonia più di ogni altra frase. Carlos Dunga, attuale C.T. della nazionale Brasiliana, centromediano metodista davanti alla difesa, partì proprio da lì per dare slancio alla propria carriera. E ancora il duo di stranieri composto dallo svedese Klas Bergreen, ala desta come pochi, un Boniek destro per intenderci, a Wim Kieft, centravanti olandese biondo come il sole che di goal ne segnò in squadra, tanto da disputare dietro e a fianco di un certo Marco Van Basten Europeo e Mondiale.
E ancora Incocciati, il centravanti mignon prestato dal Milan, Sandro Mannini, portiere che poi a Bari fece benissimo, il libero Faccenda, la seconda punta Piovanelli, e tanti altri.
La nostalgia è forte e il peso dei ricordi molto alto, ma in città nessuno ha dimenticato quei tempi.
Si spera in un secondo ciclo d’oro, ma non ci si illude. Però è lecito sognarlo e il colpo Kutuzov serve proprio a questo. A sognare ad occhi aperti, nella speranza di non doverli chiudere troppo presto.
A Pisa c’è voglia di sorprendere e sarebbe un guaio sottovalutare quella che è una squadra giovane sì, ma tignosa e desiderosa di dire la sua in un campionato che sembra già sottovalutarla.
Il Bari è avvisato. La Coppa è una cosa, il campionato un’altra.

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