Scaffale Laterza: L’impero dei Falsi

Un’inchiesta giornalistica fine e puntuale, che svela angoli nascosti della produzione e della distribuzione di tutto ciò che è tarocco
Il Libro: Riccardo Staglianò, “L’Impero dei Falsi”, pp. 196. Editori Laterza-Bari 2006
L’Autore: Giornalista di Repubblica.it e di Caffe Europa, Riccardo Staglianò è docente di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media presso l’Università di Roma Tre. Nel 2001 ha vinto il premio Ischia di Giornalismo nella categoria under 35 e tra i suoi testi figura anche una biografia non autorizzata di Bill Gates. Esperto dei fenomeni della rete, qui lo troviamo a confronto con un’inchiesta giornalistica “vecchio stampo”, ma dai contorni estremamente attuali.
Recensione: Questi sono i giorni dello scandalo Mattel, dei giocattoli mal costruiti in Cina e esportati in tutto il mondo, ma anche dei sequestri a go go nel porto di Napoli, dove è proprio una società cinese (la Cisco) a gestire buona parte del traffico container in entrata nella città partenopea. Sono giorni in cui ci si interroga nuovamente sul pericolo Cina, su questa sua commistione tra prodotti dalla qualità bassissima e vocazione all’iper produzione che inevitabilmente sfocia nel mare del falso.
Staglianò compie un viaggio non solo fisico, dall’Italia ad Honk Hong: prima una lunga ricerca, anche di finanziatori, per un’impresa che vuole far luce su questo pozzo senza fondo che è la contraffazione. Si parte dai must, borse e cinture firmate, con un ritratto fedele dei loculi-negozi di Shenzhen, dove una Vuitton può costare anche 15 dollari e i turisti con 100 euro portano a casa valige e ogni sorta di bene “di lusso”. Poi la curiosità dell’autore si spinge oltre, alla ricerca degli investigatori che organizzano i raid nelle fabbriche e nei magazzini: parla con loro, si fa condurre in questi sobborghi fatti di povertà e di sfruttamento, dove le popolazioni insorgono contro la Polizia, stretta a sua volta tra le talpe e la necessità del Governo Nazionale di garantire ad Usa e Europa il pugno di ferro contro i falsari.
Ma le dinamiche dell’Impero dei Falsi sono strane, legate spesso all’outsourcing delle grandi aziende occidentali: affidare in conto terzi parti della produzione in Cina significa per forza dover chiudere un occhio sulle migliaia di pezzi prodotti in più. Ma quello che stupisce è che “tutto è fedelmente riproducibile” e che le cartucce delle stampanti sono più redditizie dei Cd musicali, ma anche che le morti per medicinali contraffatti nel 2001 sono pari a 192.000 solo in Cina e che il mercato dei ricambi taroccati degli aerei è in fiorente espansione, soprattutto on line. A farne le spese sono poi i malati, che ingurgitano pasticche impastate nelle betoniere, o gli ignari viaggiatori, e Staglianò nel suo libro cita anche l’incidente dell’Atr 72 in volo da Bari a Djerba nell’agosto del 2005: “l’indagine punta a scoprire se le apparecchiature montate sull’aereo fossero o meno certificate”. Sappiamo che un indicatore di carburante non compatibile è stata causa prima della tragedia. Intanto sul mercato dei falsi aleggia sempre di più l’ombra del terrorismo di matrice islamica: molto meno rischioso assicurarsi proventi con la vendita di merce falsa che non smerciando oppio o cocaina. Ma è ancora troppo presto per capire se questo legame è reale o solo una montatura giornalistica.
Il viaggio dell’Autore termina a Napoli, “patria del falso” alle prese con la concorrenza dei Cinesi, abili nel diventare proprietari di grandi capannoni e allinearsi con il racket della Camorra, e dove i Finanzieri lottano senza quartiere, dalle merci in entrata al porto ma anche alle pendici del Vesuvio, dove i laboratori clandestini pullulano come mosche.
Epilogo del libro-inchiesta, la storia di una avvocato che difende i senegalesi trovati con mercanzie false nelle strade della città: i costi per lo Stato Italiano in questi processi sono altissimi, 10.000 euro come minimo: “potremmo costruire dei mercatini etnici, dove non ci sono falsi ma solo artigianato locale e certezza di guadagni puliti”.
L’Impero dei Falsi spiega quanto il fenomeno attanaglia il globo intero: e se la copertina rossa rimanda direttamente alla Repubblica Popolare Cinese, questo non deve far dimenticare quanto il rischio di comprare e consumare qualcosa “non a norma” è intimamente legato alla volontà di troppi produttori di risparmiare sui costi e quindi entrare in un giro vorticoso che alimenta un mercato parallelo del falso, dalla cifre ancora non identificabili.
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