Il “nodo” da sciogliere

Fortunata Dell'Orzo

Isoldi ci sono, il progetto anche.

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Dieci anni per togliersi un cappio dal collo. Il cappio secolare dei binari, che da sempre fanno di Bari una città tagliata in due. Quello del “nodo ferroviario” (anche la semantica parla di qualcosa che stringe e soffoca) è uno dei tanti annosi grumi problematici che rendono meno accettabile la qualità della vita della nostra gente.
Con la presentazione dello studio di prefattibilità e, soprattutto, con lo stanziamento di 800 milioni di Euro rivenienti dai Pon nazionali e dai fondi europei, l’amministrazione Emiliano, di concerto con la regione Puglia, ha inteso dare il segno tangibile alla città che ora la volontà politica di risolvere il problema c’è tutta.
Il progetto, molto articolato e complesso, è stato presentato davanti ad un aula consiliare in vero un po’ distratta e insofferente: qualcuno si è lamentato dell’eccessivo tecnicismo dell’esposizione, qualcun altro dell’apparente inutilità di un rito pressoché simbolico (siamo ancora alla Pre-fattibilità) che annuncia una lunga serie di passaggi tecnici e burocratici verso lo scioglimento del nodo. In soldoni, alla fine dei lavori dovrebbero sparire completamente i binari fra Palese e S. Spirito, grazie al loro interramento che eliminerà i numerosi (e pericolosi) passaggi a livello fra le due ex frazioni di Bari, mentre i binari che separano buona parte di Japigia dal mare (quelli della linea verso Lecce) saranno spostati alle spalle di Mungivacca: alla fine andrà giù anche il cavalcavia di via Di Vagno, da sempre pugno sullo stomaco dei residenti di quella zona, e il passaggio a livello di via Emanuele Mola (con conseguente blocco periodico della circolazione da e per il centro) sarà solo un pittoresco ricordo di cui parlare ai nipoti.
La soluzione del nodo è strettamente collegata anche alla riqualificazione della Stazione di Bari ( a sua volta inserita nei progetti di restyling di via Sparano): eccoperchè ad illustrare il progetto c’erano i tecnici e gli informatici della società Grandi Stazioni di Roma, proprietaria degli scali ferroviari più importanti del Paese.
“Abbiamo voluto iniziare con oggi una serie di incontri per presentare alla città questo progetto così articolato e innovativo” ci ha dichiarato Ludovico Abbaticchio, assessore all’Urbanistica “cui seguiranno altri incontri presso le circoscrizioni: vogliamo che tutti siano messi in condizione di conoscere come cambierà la città ed eventualmente ricevere pareri e suggerimenti”.
Non nasconde il suo disappunto Filippo Melchiorre, consigliere di Alleanza Nazionale: “nella riunione dei capigruppo avevamo chiesto di poter vedere in anteprima il progetto in modo da poterlo valutare in sede di presentazione, ma questo non è accaduto. E oggi, francamente, credo che stiamo solo perdendo tempo. Appena potremo valutare con calma il progetto, potremo esprimere un parere in merito” conclude.
Quattro mesi dopo la visita di Di Pietro a Bari, il nodo ferroviario comincia ad allentarsi. Sia pure ancora sulla carta, o meglio sul maxischermo in sala consiliare.

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