AIPD: tra centri innovativi e diritti negati
Nuove prospettive per i cittadini affetti dalla sindrome di down
Modugno – Si respira clima di collaborazione all’incontro con l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) nella sala “Beatrice Romita”. Interazione tra famiglie, operatori e istituzioni. Per raccontare l’attività del centro diurno “Casa degli amici”, che opera in piazza De Nicola 15 a Modugno. Appartenente a un gruppo di 39 associazioni sparse sul territorio nazionale, il centro mira al raggiungimento della completa integrazione e autonomia dei ragazzi down in tutti gli ambiti della vita. Tanti gli obiettivi raggiunti secondo Grazia Liddi, presidente di AIPD Bari, per la quale è importante parlare di centri socio educativi al fine di discostarsi dalla dimensione assistenziale, verso una rete tra pubblico e privato. Mete conquistate grazie all’aiuto della fondazione “Umana-Mente”, appartenente al gruppo Ras, che già lavora a soluzioni residenziali per i down adulti.
Non solo case di accoglienza, ma, come riportato da Giuseppe Elia, ordinario alla Facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione all’Università di Bari, luoghi per riconoscere le potenzialità dei ragazzi e valorizzare le diversità. Lontani da un atteggiamento pietistico e di omologazione, è necessario diffondere la cultura dell’handicap, senza demandare solo alle famiglie o alla legge la soluzione delle fragilità esistenti. “Non si tratta solo di un fatto sanitario e riabilitativo”, afferma Elia, “ma rialzare lo standard di vita delle persone down”. Possibile con l’inserimento lavorativo e scolastico, che deve fare i conti con ritardi nelle politiche sociali, problemi di continuità nei servizi e piani di zona non aggiornati. Disservizi che si ripercuotono negativamente sul percorso verso l’età adulta di soggetti già caratterizzati da un ritardo nello sviluppo fisico e cognitivo. “Per questo”, asserisce Stefania Mazzotti, psicologa dell’associazione romana “verso il Futuro”, “è importante introdurre i ragazzi nei centri in tempi né precoci né tardivi”, che tengano conto dei loro bisogni, uguali a quelli di chiunque altro. Crescere, realizzarsi, superare le difficoltà, sentirsi parte di un gruppo, sviluppare individualità più o meno marcate diventano gli obiettivi dei centri educativi, che cercano di seguire anche la formazione delle coppie e i sensi di colpa dei genitori, spesso convinti che far frequentare ai figli i centri significhi abbandonarli. Buono il lavoro di rete per Margherita Mona, psicologa di AIPD Bari, per la nuova prassi di non accomunare gli handicap in senso generico, ma di concentrarsi sulle attività con persone affette da sindrome di down. Stesso standard su cui si basa “Casa degli Amici”, che tra diritti e responsabilità sta trasformando 12 individui tra i 20 e i 40 anni da “eterni bambini ad adulti competenti”.
Un po’ di ritardo per l’inizio della tavola rotonda, segnata dall’assenza dell’Assessore provinciale alle Politiche Sociali Antonello Zaza. Comuni gli intenti espressi dagli assessori ai servizi sociali Francesco Paolo Ricci di Bitonto, Stella Siciliani di Bitritto e dal modugnese Giuseppe Catacchio. Più responsabilizzazione per gli Enti Pubblici, maggiore razionalizzazione delle risorse e velocizzazione dei piani di zona sono le soluzioni proposte per creare sensibilità e buone pratiche vincendo chiusura e individualismo. Fondamentale il tema della “presa in carico” per Francesco Leonardelli, Direttore sanitario dell’Asl Bari. Impossibile attribuirla solo alle associazioni di volontariato e terzo settore, che “di fatto già si sostituiscono al settore pubblico assente”. “Col risultato di negare un diritto ai cittadini down”. Come accade per il servizio di neuropsichiatria infantile. Ancora assente.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito