Rogo del canile a Torre a Mare: l’ACA sollecita il Comune a intervenire

La Redazione

Sembra tramontare anche l’idea di piccoli rifugi circoscrizionali per randagi, dopo la risposta negativa dell’assessore Giannini sulla disponibilità di terreni comunali

1 commenta

La tragedia avvenuta nei giorni scorsi, con l’incendio del rifugio abusivo a Torre a Mare e la morte di oltre 50 cani, riporta con drammatica attualità il problema del randagismo a Bari. Questione che da anni l’ACA (Associazione Cani Abbandonati), che assiste a proprie spese oltre 700 cani randagi, accolti in strutture o liberi sul territorio, sottopone all’attenzione delle Istituzioni, sollecitando interventi.

E’ indispensabile, infatti, sostenere l’attività dei volontari prostrati dalla fatica e dall’esborso continuo di denaro e dotare la città di Bari di un canile comunale, che risponda ai requisiti di legge, per ospitare gli animali sottratti alla strada, in alternativa a strutture inadatte (definite anche lager come quella di Torre a Mare).

Lascia quantomeno interdetti, dunque, l’affermazione dell’assessore all’ambiente, Maria Maugeri, che in un’intervista, rilasciata subito dopo il drammatico rogo, ha affermato che non esistono sul territorio cittadino situazioni analoghe e che il fenomeno del randagismo è sotto controllo.
Certo, a Bari ci sono molti volontari che si impegnano, a proprie spese e con non poca fatica, per l’assistenza dei cani privi di padrone (oltre 6.000), ma è altrettanto vero che l’ACA già da diversi anni ha fornito al Comune circostanziata documentazione sul numero dei cani assistiti dai suoi volontari (oltre 750) e sulle strutture dove sono ospitati a spese dell’Associazione e dei volontari stessi.

Rifugi ovviamente provvisori, realizzati con le poche risorse a disposizione. Il Comune di Bari in tanti anni e con un progetto già approvato non è ancora riuscito a costruire il tanto atteso canile comunale e per tamponare l’emergenza ha dovuto rinnovare la convenzione con la Mapia (struttura privata), nonostante il DM 5/2001.

L’ACA, ormai esasperata da questa situazione e da quest’inutile attesa che cambi qualcosa, ha persino chiesto, attraverso la Delegata all’Ufficio dei Diritti degli Animali, Anna Dalfino, l’affidamento di un terreno in convenzione, dove costruire a proprie spese un rifugio a norma di legge, rispettoso delle esigenze degli animali e di chi li assiste. Dall’assessore al patrimonio, Giovanni Giannini, è giunta la risposta, al momento solo verbale, che il Comune non dispone di suoli da destinare a questa iniziativa.

Alla luce di ciò, sembra improbabile anche la soluzione, ventilata da altre associazioni e abbracciata in toto dall’assessore Maugeri, di creare piccoli rifugi circoscrizionali dove ospitare i cani randagi.
Resta da chiedersi: se cesserà l’attività delle Associazioni, dell’ACA, come delle altre che operano sul territorio a favore dei cani randagi e gli animali ospitati nei rifugi “abusivi” dovessero rimessi per strada, il Comune di Bari riuscirà a garantire con i soli propri mezzi l’incolumità dei cittadini e, possibilmente, anche quella degli animali?

Volontari ACA

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!