Rendiconto di Gestione: la disamina attenta di Rifondazione
Secondo Sabino De Razza e Paolo Marra i baresi nel 2006 hanno pagato meno tasse rispetto al 2004
Il 29 giugno 2007, in piena ottemperanza al termine previsto dall’ordinamento sugli enti locali, il Comune di Bari ha approvato il rendiconto di gestione relativo al 2006.
Va evidenziato innanzitutto il rispetto del termine previsto dalla legge, spesso disatteso anche nel recente passato, perché l’osservanza dell’obbligo giuridico non è solo un adempimento formale, ma è indice di regolarità amministrativa e quindi di ordine nella tenuta dei conti il cui merito va riconosciuto soprattutto alla struttura amministrativa dell’ente.
La seduta, all’uopo tenutasi, si è conclusa in tempi relativamente brevi, al contrario di quanto accaduto in occasione del bilancio di previsione per il 2007, allorquando furono necessarie ben 14 ore di serrato dibattito per la sua approvazione.
Del resto s’è trattato di numeri a consuntivo sui quali è ben arduo sostenere disquisizioni politiche: i numeri, piaccia o non piaccia, dicono la verità.
L’amministrazione Emiliano per finanziare la propria attività non ha fatto ricorso né a maggiori debiti, né a maggiori tasse. Anzi gli uni e le altre, nell’ultimo biennio, sono diminuiti.
Infatti, ogni cittadino barese contribuiva alle finanze del comune versando tributi per 509 euro nel 2002, 534 nel 2003, 579 nel 2004; poi, a partire dal 2005, l’importo scende a 570 nel 2005 ed a 568 nel 2006.
Considerando l’incidenza del fenomeno inflazionistico non è un risultato da poco.
Viene così sfatato, “numeri alla mano”, il postulato ossessivamente ripetuto e mai dimostrato dalle opposizioni di centro destra, non solo a livello locale, secondo il quale i governi di centro sinistra tendono ad aumentare le tasse.
Quanto ai debiti basti pensare che se nel 2002 furono contratti mutui per circa 25 milioni di euro, nel 2006 ne sono stati contratti per soli 23,5 milioni di euro.
Un’altra verità altrettanto inconfutabile: i comuni non possono più contare sui trasferimenti erariali, ma solo sulle entrate proprie. Lo si sapeva già, ma sorprende l’entità dei tagli.
Dal 2002 al 2006 le risorse erogate dallo Stato in favore del comune di Bari si sono pressoché dimezzate, infatti nel 2002 lo Stato versò nelle casse comunali 81 milioni di euro e nel 2006 ne ha versati 47 milioni, con una riduzione più consistente, pari al 18%, registratasi proprio nell’ultimo anno.
“I maligni” non escludono che questa vera e propria “mazzata” per le civiche finanze sia da attribuire al colore politico della maggior parte delle amministrazioni comunali, com’è noto di segno opposto a quello del governo centrale.
Sta di fatto che se nel 2002 lo Stato versava al comune di Bari 246 euro per ogni abitante, nel 2003 ne versava 212, nel 2004 ne versava 191, nel 2005 ne versava 174 e nel 2006 ne versava 144.
Per fortuna la Regione Puglia, che pure nel 2006 non attraversava certo un periodo di floride condizioni finanziarie, ha aumentato l’ammontare dei suoi trasferimenti in favore della città di Bari sia per la parte corrente, sia, e ben di più, per la parte in conto capitale.
Altra verità suffragata dai numeri: l’amministrazione Emiliano ha saputo quindi fare di necessità virtù puntando sulla riduzione complessiva delle spese correnti che, rispetto al 2005, nel 2006 si sono ridotte per circa 6 milioni di euro (272 milioni nel 2005, 266 milioni nel 2006); risultato tanto più significativo se si considera che mentre le spese per il settore sociale sono aumentate per oltre 6 milioni di euro, le spese per servizi, quelle maggiormente “a rischio – spreco”, si sono ridotte per quasi 9 milioni.
Per le spese d’investimento i numeri dimostrano il contrario, atteso che queste risultano nettamente incrementate nel 2006 (94 milioni di euro) rispetto al 2005 (83 milioni) e quasi raddoppiate rispetto alla media del biennio 2003/2004.
Orbene, ridurre le spese correnti per aumentare quelle d’investimento non sarà un patto fra generazioni, ma è segno evidente della volontà di crescere e svilupparsi, appunto di investire sul futuro.
Infine, non si può fare a meno di rilevare dal rendiconto della gestione 2006 l’assenza della finanza privata, che pure viene sollecitata in dibattiti, convegni, riviste specializzate e forse dalla stessa normativa.
Sembrerebbe che questa lacuna possa essere colmata già nel corrente anno. Lo dimostrano i rilevanti provvedimenti già adottati dal consiglio comunale, che agevolano alcuni importanti investimenti degli imprenditori privati programmati con il concorso degli organi politici ed amministrativi del comune a fronte di considerevoli servizi e concreti benefici per il patrimonio della città.
Poiché le relazioni fra forze politiche ed aziende non sempre sono state improntate alla stretta osservanza delle leggi, neppure di quelle economiche, occorreva recuperare un rapporto di reciproco rispetto e vicendevole fiducia fra istituzioni e mondo imprenditoriale per far si che le loro azioni fossero effettivamente indirizzate sulla strada dello sviluppo sostenibile dove la meta è il benessere per tutti e non la ricchezza smisurata per pochi. La stessa strada che ha imboccato il comune di Bari.
Sabino De Razza e Paolo Marra
Rifondazione Comunista
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