L’ira di Michele Emiliano

La Redazione

Il Corriere del Mezzogiorno, aveva titolato così “La procura: Emiliano chiese i voti al clan Montani il futuro sindaco avrebbe promesso carcere meno duro al boss Andrea”

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Falso. E’ tutto falso. Emiliano è fremente d’ira e non riesce a trattenersi : con lui l’intera giunta schierata a fare quadrato attorno al sindaco e dall’altra parte della barricata, separati da un gap che oggi è apparso anche culturale e ideologico, i giornalisti.
Oggi una testata locale, il Corriere del Mezzogiorno, ha titolato in modo pesante ed inequivocabile: La procura: Emiliano chiese i voti al clan montani; il futuro sindaco avrebbe promesso carcere meno duro al boss Andrea.
Si tratta di illazioni ricavate dalle trascrizioni di intercettazioni telefoniche che riguardano anche Michele Emiliano: il pezzo è firmato da Angela Balenzano.
Il clima è incandescente in sala giunta, nonostante l’aria condizionata: Emiliano sbatte sul tavolo le sue carte e spiega, trattenendo l’indignazione, di come quelle intercettazioni telefoniche fra Franco Girone, amico dei Montani, e Anna Montani, moglie del boss Andrea, in realtà non possano e non vogliano dire null’altro che quello che letteralmente si coglie dalle frasi.
A quanto pare, tutto nasce dal forte contrasto con cui in casa dei Montani si accettò l’idea che un familiare, Gigino Montani, mai implicato in fatti di mafia o malavita, avesse deciso, come molti al quartiere San Paolo, di appoggiare apertamente la candidatura di Emiliano a Sindaco di Bari.
Ad un tratto una collega del Corriere del Mezzogiorno, il giornale che ha pubblicato le intercettazioni e che ha titolato in modo così pesantemente allusivo, prova a fare una domanda: Emiliano si rifiuta di rispondere provocando la reazione di tutti gli altri giornalisti chiamati dallo spirito corporativo a difendere una collega che sa benissimo difendersi da sola.
Arrivano parole pesanti da Maria Maugeri, che parla di "merda buttata in faccia alla gente" da parte di certa stampa. Ma si prosegue con Emiliano che chiarisce, che spiega come Gigino Montani, il nome che ricorre spesso nelle intercettazioni, sia un signore che non ha mai fatto parte del Clan e che lui conosce sin da ragazzino, quando suo padre lo mandava a prendere e portare da lui le bilance da aggiustare e riparate.
Emiliano intende chiedere i danni a chi, a suo dire, ha fatto un uso tanto distorto e devastante delle intercettazioni telefoniche: “costringere Bari nel ruolo di città irredimibile è un delitto molto grave e deve essere punito” ha affermato.
Si riapre a Bari, in questo modo, la delicata questione che vede al centro l’utilizzo da parte del sistema mediatico di intercettazioni telefoniche spesso estrapolate dal loro contesto e buttate in pasto ad un pubblico sempre più confuso e deluso dalla “politica”.

La lettera di Emiliano alla città

Cari Concittadini
ho letto un articolo sul Corriere del Mezzogiorno che mi riguarda.
Si assume che io abbia chiesto voti ad un clan mafioso.
Questa affermazione è falsa.
Se fosse vera la Procura avrebbe dovuto quantomeno sottopormi ad indagine e contestarmi un reato. Non lo ha fatto.
Del resto non si possono chiedere voti ad esponenti di un clan mafioso sul quale si è indagato per anni, fino alla sua completa distruzione.
Sono stato due anni in udienza davanti alla Corte d’Assise sostenendo meticolosamente l’accusa ed ottenendo la condanna di quasi tutti gli imputati ed in particolare quella di Andrea Montani capo della organizzazione.
Ho davanti il testo della intercettazione pubblicata parzialmente dal Corriere del Mezzogiorno: riguarda una conversazione tra tale Franco Girone e Anna Montani, moglie del succitato Andrea.
I due parlano del fatto che “Zio Gino”, zio di Andrea, sta sostenendo Emiliano: “l’unica gente che lo vota è la famiglia Montani di quelli di Gigino”.
Se qualcuno voleva uno scoop adesso lo avrà.
Conosco Gigino Montani sin da prima che questo cognome divenisse sinonimo di mafia.
Ero solo un ragazzo quando mio padre, durante l’estate, mi mandava nel suo negozio di salumiere a prendere qualche bilancia che non funzionava o a riportare quelle riparate.
Nonostante il suo cognome Gigino Montani è una persona onesta, mai coinvolto in traffici criminali.
Gigino Montani, per votare me si è dunque messo contro la sua famiglia. Non lo sapevo, ma nella conversazione ambientale questo emerge chiaramente.
Non devono essere stati pochi quelli che per votarmi hanno dovuto affrontare simili situazioni.
Infine un’ultima annotazione sulla questione “41bis”: non avrei mai potuto promettere la revoca di questo provvedimento in cambio di voti perché non avevo ottenuto questo risultato neppure da magistrato: due anni prima infatti – quando la mia candidatura era solo in mente dei – sulla richiesta di revoca del suo difensore avevo già dato il mio parere favorevole. In pubblica udienza, davanti ad un’intera Corte d’Assise. Senza che l’istanza fosse accolta dal Ministero della Giustizia.
La più consapevole di questa situazione, come emerge dalla stessa intercettazione, è proprio Anna Montani che alla domanda di Girone “lui da sindaco che cosa può fare” risponde: “che cosa deve fare, niente!” ribadendo ancora “non può fare niente”.
Se il Corriere si fosse attenuto alle regole della verità, continenza ed interesse pubblico alla notizia, che presiedono alla corretta informazione, avrebbe senz’altro compreso che nella intercettazione in parola era contenuta la prova evidente della mia estraneità ad ogni fatto collegabile al titolo: <<La Procura : “Emiliano chiese i voti al clan Montani”>> ed al sottotitolo <<Il futuro Sindaco avrebbe promesso carcere meno duro al boss Andrea>>.
Nulla di tutto questo è avvenuto. Nulla provava il contrario.
In qualità di Sindaco chiederò il rispetto delle regole ed adeguato risarcimento dei danni prodotti ad una città che, come provano le intercettazioni, aveva ed ha rifiutato la logica del voto di scambio con i clan mafiosi. Costringere Bari nel ruolo di città irredimibile è un delitto troppo grave per rimanere impunito.

Michele Emiliano

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