Super Renato al della Vittoria

Claudio Cimaglia

In 10.000 per ascoltare 150 minuti di musica

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Grande musica sabato sera presso l’Arena della Vittoria: in scena Renato Zero nell’unica tappa Meridionale, eccezion fatta per Palermo, del suo ultimo tour, “MPZero”.
Due ore e mezzo di musica, venticinque canzoni, nove cambi d’abito, dodici ballerini, tre maxischermi e un’Arena della Vittoria gremita, sia sulle tribune sia sul prato, da gente proveniente da tutto il Sud e non solo.
MpZero è il nome scelto dall’artista romano per questo suo tour che con poche tappe, Padova, Roma, Milano, Firenze, Bari e Palermo il 20 giugno, cerca di portare avanti un discorso relativo alla pirateria musicale. Uno Zero che si scaglia contro la musica scaricata da internet in formato mp3 senza tuttavia condannare lo sviluppo della tecnologia.
La serata si apre con uno volo di colombe durante il balletto introduttivo del concerto e, sullo sfondo, il maxischermo centrale pronto a fare da corollario visivo alla musica.

Un Renato Zero apparso in una gran forma fisica e, come ormai da 34 anni, padrone del palcoscenico e perfetto pifferaio magico che con una sola parola è capace di incantare una folla di sorcini pendenti dalla sue labbra.
La scaletta scelta ha fatto contenti un po’ tutti i presenti. Accantonati provvisoriamente alcuni dei grandi cavalli di battaglia come “I migliori anni della nostra vita”, “Mi vendo”, “Più su”, c’è stato spazio per una serie di canzoni che non erano proposte in un concerto anche da vent’anni. Una buona alternanza di pezzi da “manuale del perfetto sorcino” quali “L’ambulanza”, “Siamo eroi”, Infiniti treni”, “Accade”, “Sosia”, e altri decisamente più conosciuti come “Cercami”, “Triangolo”, per citarne solo due, hanno permesso hai presenti di cantare a squarcia gola assieme al proprio idolo e sentirsi coinvolti dall’atmosfera che si è venuta a creare.
Si è ballato, si è riso con la ormai storica scenetta di “Profumi balocchi e maritozzi”, in cui la star litiga scherzosamente con una improbabile mamma, e ci si è commossi sulle note di canzoni che sono diventate le colonne sonore della vita di molti dei presenti.
Ospite della serata è stato Al Bano che si è esibito prima cantando un brano che Zero presentò al Festival di San Remo del 1993, “Ave Maria” e poi con un suo pezzo “È la mia vita”.

Per quanto riguarda i cambi d’abito se ne sono contati 9 ma, questa volta, non c’è stato spazio a costumi sgargianti, tipicamente zerici, ma si è virato verso giacche relativamente sobrie, trattandosi di Renato Zero.
Splendide le parole che l’artista ha regalato al proprio pubblico quando ha parlato della città di Bari e dei baresi prima, ma estendendo poi il tutto alla Puglia intera.
“Pur volendo mi è impossibile dimenticarmi di voi” ha gridato dal palco, riferendosi forse a quel 24 marzo del 2006 quando, in quel di Andria in occasione del precedente tour, a causa dei continui flash che lo infastidivano, definì il pubblico come una massa di cafoni, invitandoli a recarsi a Roma, nel caso avessero voluto rivedere un suo concerto.
Bel passo avanti dunque quello fatto dai baresi che, in soli quindici mesi, pare siano diventati improvvisamente “civili e sempre col sorriso sulle labbra” tanto da spingere il cantante romano ad ammettere che “devo davvero tanto alla Puglia”.
Tuttavia, a ben vedere, non dovrebbero sorprendere questi cambi repentini di pensiero; ricordiamo come nella penultima apparizione da Pippo Baudo, Renato Zero abbia preso aspramente le distanze da una considerevole fetta del suo pubblico dichiarando circa gli omosessuali di essere di “tutt’altra pasta”.
Non si sentano offesi e avviliti i circa tremila che, il 24 marzo del 2006, erano presenti ad Andria, così come non dovrebbero sentirti gratificati i 10.000 che hanno riempito sabato l’Arena della Vittoria, per una persona che nel corso del tempo diventa sempre più “artista” e sempre meno “uomo”.

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