Vittorio Storaro, Scrivere con la luce
La ricerca dell’armonia attraverso i colori
Ritorna a Bari Vittorio Storaro, direttore della fotografia tra i più apprezzati in campo cinematografico, e lo fa per presentare la trilogia Scrivere con la luce, punto di arrivo di un’esperienza trentennale certo, ma anche ricerca sempre nuova di un equilibrio e un’armonia da realizzare attraverso le immagini ed i colori.
L’artista, vincitore di tre Premi Oscar per Apocalypse Now di Coppola, Reds di Beatty e L’ultimo imperatore di Bertolucci, raccoglie nei tre volumi La luce, I colori, Gli elementi, riflessioni sulla sua opera, immagini tratte dai film cui ha collaborato e opere d’arte che lo hanno ispirato per il suo lavoro. Un’opera, quindi, che racchiude tutto un progetto di vita e di arte.
Vito Attolini, critico cinematografico, presenta il lavoro di Storaro, “capace di riportare la fotografia al suo significato etimologico, di scrittura attraverso la luce. La trilogia è una riflessione sugli obiettivi che l’artista si è posto di volta in volta, adattando la fotografia al particolare stile di ogni film, elaborando quasi una personale teoria dei colori su base psicologica ed esistenzialista”.
Teoria largamente diffusa in pittura e in letteratura (basti pensare alle vocali di Rimbaud, associate ognuna al particolare colore che evoca) e abilmente ripresa da Storaro, capace di elaborare “un vocabolario visivo cosciente”, in cui la scelta dei colori, della luce, dei simboli non sia casuale, ma risponda all’esigenza di evocare determinate sensazioni ed esperienze.
Pittura, letteratura e cinema convergono in questi volumi che testimoniano, spiega Storaro, “un bisogno di rimettersi in gioco, un tentativo costante di capire il significato delle cose, di trovare un equilibrio stabile fra elementi discordanti”.
Un quarto volume, Il segno di un destino, realizzato con il pittore Gino Covili, ripercorre il panorama pittorico cui Storaro si ispira per le sue realizzazioni fotografiche, che abbraccia nomi celebri, Caravaggio in primis, così come esperienze minori, dai mosaici romani alle miniature orientali, spesso poco conosciute, ma capaci di una grande forza espressiva.
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