I 100 anni del reuccio

Danilo Calabrese

La più forte ala destra del mondo all’epoca, è ancora ricordato per essere stato il primo barese e primo calciatore di B ad andare in nazionale

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Molte delle giovani generazioni forse non sanno neanche chi sia stato quest’uomo. E cosa abbia rappresentato per il calcio barese e nazionale. Un giocatore immenso, questo è stato. Probabilmente il più grande calciatore che la Bari abbia mai avuto. Uno di quelli che portava la gente allo stadio solo con la sua presenza. Raffaele “Faele” Costantino, incoronato “reuccio” dalla tifoseria barese, oggi compirebbe 100 anni.

Nacque a Bari il 14 giugno 1907 e disputò con la squadra della sua città sei campionati: il primo in A della Bari (subito dopo la fusione con il Liberty) nel 1928-’29, quello successivo in B e altri quattro di nuovo in serie A dal ’35 al ’39. 137 le sue presenze in campo per 58 gol, grazie ai quali detiene tuttora il secondo posto tra i goleador biancorossi di tutti i tempi, dietro Luigi Bretti a quota 69.

Il reuccio era un’ala destra pura. All’epoca, secondo gli esperti del pallone, la migliore del mondo. Fama che lo portò direttamente in nazionale, quella di Vittorio Pozzo e di Giuseppe Meazza. Primo barese ad arrivarci, ma soprattutto primo calciatore di B a vestire la maglia azzurra (6-1 a Milano il 1° dicembre 1929 contro il Portogallo). Gli intenditori ricorderanno perfettamente il clima in cui si disputò Ungheria-Italia l’11 maggio del ‘30 a Budapest. Sotto lo sguardo incredulo di oltre 40.000 spettatori strasicuri di vincere, i padroni di casa furono travolti dal gioco impetuoso degli ospiti con uno 0-5.

E il mondo venne a conoscenza dell’esistenza dell’ala barese, che, tra l’altro, realizzò la sua prima rete in nazionale. Un mese più tardi ci fu la vera e propria consacrazione nell’olimpo dei più forti. Era il 22 giugno, giorno in cui a Bologna l’Italia perse 2-3 contro la Spagna. Quello stesso giorno, però, il fortissimo portiere iberico, Ricardo Zamora, dovette inchinarsi al genio del reuccio, primo calciatore a infilare per due volte in una partita il pallone alle sue spalle.

Non poteva che attenderlo un grande futuro. Quella stessa estate il salto di qualità con il passaggio nelle fila della Roma per una cifra record per il calcio di quei tempi: 100.000 lire per quel giovane barese, che rimase cinque stagioni nella Capitale e per moltissime altre nei ricordi dei tifosi giallorossi. Nel 1935 il cuore lo riportò a Bari dove concluse la carriera e vi rimase da allenatore per nove stagioni tra il 1939 e il 1952.

Un vero uomo record. Unico nella storia della Bari. Faele Costantino disputò 23 partite in nazionale segnando otto reti. Una sola è la medaglia mancante: la partecipazione ai mondiali di calcio. Nel ’30, anno della sua consacrazione in campo internazionale, l’Italia non partecipò ai campionati in Uruguay. Ma nell’immaginario di tutti, caro Faele, sei riuscito a vincere anche più di un mondiale.

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