Media Education e genitorialità

Lino Castrovilli

A Bari un seminario per capirne di più

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Un nuovo modo di fare media education è stato il tema centrale dell’incontro “Genitori si nasce – Dall’esperienza alla visibilità mediatica”, appuntamento promosso dalla Cooperativa Sociale Lavoriamo Insieme, dalla IX circoscrizione del Comune di Bari, dalla Cattedra di Pedagogia Sperimentale dell’Università degli Studi di Bari e da RaiTre Ragazzi. L’incontro, svoltosi il 25 maggio scorso nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bari, è stato occasione per presentare in prima nazionale il cortometraggio “Come quando le nuvole”, opera scritta e diretta a quattro mani da Mimmo De Ceglia e Marisa Cavalluzzi, prodotto finale delle ore di laboratorio con i genitori. Il cortometraggio, già presentato al World Summit “Media&Children” di Johannesburg nello scorso marzo, mette in scena la vita quotidiana del centro storico barese così come è stato descritto dai genitori che hanno partecipato all’iniziativa.

Relatori dell’incontro, oltre ai due registi già citati, Michele Baldassarre, Direttore del Corso di Perfezionamento online in "Comunicazione Educativa e Didattica", la dott.ssa Mussi Bollini, che per Raitre Ragazzi si occupa dei cartoni animati, Enzo Mansueto, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Anna Percolo, Preside della Coop. Soc. Lavoriamo insieme, Mario Ferorelli, presidente della IX Circoscrizione e Susy Mazzei, assessore ai Servizi Sociali.
Già, ma qual è stato lo scopo del laboratorio? L’idea di fondo era quella che per educare i bambini alle immagini televisive, che ogni giorno bombardano la nostra e soprattutto la loro quotidianità, è necessario formare innanzitutto i genitori, in quanto questi sono gli unici agenti in grado di poter spiegare quanto visto. La presenza di Mussi Bollini, non a caso, è stata occasione per dibattere sull’uso della televisione da parte dei bambini, nonché sul ruolo importante che i genitori posso avere sulla fruizione del mezzo. L’esempio evidente di come la tv possa in qualche modo distorcere la costruzione del senso nei bambini è l’allarmante presenza di troppi bambini sotto i 10 anni fra i telespettatori di programmi come “Uomini e donne”, produzioni televisive che in qualche modo possono disegnare in maniera errata le categorie di senso dell’emotività e dei rapporti fra generi. Proprio in casi come questi il sostegno dei genitori può essere importante: impedire di vedere certi programmi, virando su scelte più consone all’età del bambino, o la “visione insieme” di questo genere di offerta, in modo tale da spiegare le differenze fra la fiction e la realtà, costituiscono un valido insegnamento alla fruizione e alla decodificazione dei messaggi televisivi e, più in generale, mediatici.

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