Tosca è passione di vita e di morte

Antonella Ardito

Appuntamento sabato e lunedi prossimo con le repliche del capolavoro pucciniano

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Buona la prima per la Tosca rivista e corretta da Elena Barbalich: il capolavoro pucciniano è andato in scena ieri sera in un Piccinni pieno in ogni ordine e grado, richiamato dalla passione verso il dramma romantico ma soprattutto da quel Daniel Oren trascinatore dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari. Il palchetto della buca del Piccinni non lo contiene: si muove a scatti, salta con le sue scarpe bianche da ginnastica, ansima e richiama i cantanti mentre segue i suoi appunti a pennarello verde e rosa. L’ovazione più grande alla fine spetta a lui.
Sul palco rivive la Roma ottocentesca, dove Mario Cavaradossi fa il pittore e si ritrova cospiratore e la sua bella Floria Tosca è (guarda caso) una cantante.

Tutto accade in poche ore: Cesare Angelotti, prigioniero politico, evade da Castel Santangelo e si rifugia nella chiesa di Sant’Andrea: qui trova Cavaradossi intento a dipingere la Maria Maddalena e il pittore lo aiuta a scappare, conducendolo al nido d’amore suo e di Tosca. La cantante arriva in chiesa per avvertire il suo amante dell’impegno serale a Palazzo Farnese, dove tutta l’aristocrazia festeggerà la sconfitta di Napoleone e lei dovrà cantare ma Tosca non trova Cavaradossi, bensì Scarpia, capo della polizia, che gli mostra un ventaglio con l’immagine della contessa Attavanti, molto simile al volto della Madonna dipinta. Rosa dalla gelosia e convinta di trovare Cavaradossi impegnato con la contessa nella sua casa fuori Roma, Tosca scappa e Scarpia la fa seguire. Nella casa di campagna il pittore è andato per nascondere l’amico cospiratore e Tosca inconsapevolmente conduce lì le guardie che non trovano Angelotti ma arrestano e torturano Cavaradossi. Se Tosca vuol salvo il suo amante deve rivelare dov’è nascosto il traditore: lei tentenna ma poi cede, ma Angelotti si suicida e a Scarpia resta in mano il solo Cavaradossi. Per il pittore c’è la fucilazione: solo Tosca può salvarlo giacendo con Scarpia. Il barone la inganna, dandole un lasciapassare e promettendole una finta esecuzione in cambio di un momento di passione, ma in realtà firma il decreto per una vera esecuzione: ed è qui che viene fuori la vera Tosca, pronta ad uccidere pur di non dover soggiacere alla malizia di Scarpia. Lo accoltella e fugge dal suo Mario, assicurandogli che tutto sarà finto, una fucilazione con colpi a salve. Ma non sarà così: Tosca chiamerà il suo Mario che non le risponderà più, e braccata dalla guardie che vogliono arrestarla per l’omicidio di Scarpia, si getta in un volo verso la morte e verso l’amore dalla rocca di Castel Sant’Angelo.

Elena Barbalich rende il suicidio in maniera perfetta: per tutta la durata del dramma il seppur piccolo palco del Piccinni vive una scomposizione di piani, molto descrittiva e ben riuscita e alla fine una controfigura in chiaroscuro si getta per davvero da un palchetto che simboleggia la rocca. Un plauso sincero va fatto alla resa coloristica della scenografia, minimale ma estremamente curata, quasi fossero in scena dei dipinti di Caravaggio, con coni di luce e un rosso e nero pronti a contrapporsi sempre: scelte moderne per un dramma antico, come la quarta parete che all’inizio del terzo atto diventa grazie alle proiezioni un cielo di nuvole e sole. L’orchestra Sinfonica segue e si fa seguire da Daniel Oren, Hui He, il soprano cinese alle prese con la sensualità, i moti del cuore e dell’anima di Tosca, sfoggia buone cose e giustifica lo studio fatto sull’opera con Raina Kabaiwanska, una delle maggiori interpreti del ruolo, anche se ogni tanto incespica sulle doppie. Bene Piero Giuliacci nel ruolo di Cavaradossi: emoziona il pubblico barese che saluta la Tosca e attende l’Attila di Verdi il prossimo 8 giugno allo Spazio  7 della Fiera del Levante.

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