Invito alla Tosca: l’attualità di un’opera senza tempo

Mariangela Del Vecchio

Per il ciclo Invito all’opera, presentata presso la libreria Laterza la Tosca di Puccini

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A detta di Michele Girardi,  vero e proprio “musicologo militante”, per dirla con Dinko Fabris, nonché massimo esperto italiano delle opere di Giacomo Puccini, l’immortalità e la profonda attualità della Tosca derivano dalla sua “capacità di prestarsi a possibilità interpretative sempre nuove”. Infatti l’opera, in scena a partire da oggi al Teatro Piccinni di Bari, ha incalzato Girardi, è caratterizzata da  “potenti pilastri metaforici che le consentono di galleggiare al di sopra della prigione dei limiti e dei valori definiti da un’epoca specifica”.
In effetti, pur dotato di precisi riferimenti storici e spaziali e di un’ambientazione originariamente ottocentesca, il capolavoro pucciniano, ha affermato lo studioso citando Politics in Opera di Anthony Arblaster, è in realtà “la declinazione sadica del potere”, un potere esercitato crudelmente per l’ottenimento di soddisfazioni economiche e sessuali.

Proprio per questa ragione, Tosca ha vissuto nel corso degli anni numerose reinterpretazioni anche innovative, tra cui la versione “militarizzata” di Capobianco negli anni Sessanta, la trasposizione negli anni Quaranta proposta dalla Scottish Opera,  oppure la rappresentazione “scandalosa” messa in scena da Jonathan Miller. D’altronde, ha ricordato Girardi, anche nel libretto originale, Tosca è “un miscuglio di realtà ed irrealtà in cui l’interesse storico è solo un catalizzatore di qualcosa di più profondo”.

Pertanto, da questa particolare predisposizione dell’opera alla costante rilettura, ha dichiarato Elena Barbalich, regista della versione in scena a partire da stasera, “si è voluto prescindere dai luoghi originari quali Sant’Andrea, Castel Sant’Angelo e Palazzo Farnese, predisponendo spazi che non distogliessero l’attenzione dalla crudeltà delle vicende”. Non a caso, ha concluso la Barbalich, pur rispettando l’epoca, si è cercato di optare per “spazi simbolici, dalle tinte plumbee tipiche delle tele di Delacroix e Caravaggio, per esprimere l’incubo e i tormenti di Tosca”.
A questo punto, non resta che attendere che si levi il sipario.

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