“Black Italians”: 39 italiani neri contro il razzismo
Presentato in Vallisa il libro di Marco Valeri che racconta le storie di 39 atleti di colore
Il termine “Black Italians” ha origini storiche bagnate di razzismo; esso infatti designava tutte quelle persone italiane emigrate negli Stati Uniti e in Australia.
Nel corso della storia, considerando la multietnicità degli odierni Stati Uniti, il termine si è evoluto assumendo valenze e toni decisamente meno classificatori.
È da questo spunto che Mauro Valeri è partito per la scrittura del suo libro che si intitola appunto “Black Italians” e ha l’obiettivo di raccontare le storie di 39 atleti che, seppur di origini non italiane, hanno vestito la maglia azzurra nelle più svariate discipline sportive.
Il lavoro è stato presentato ieir mattina presso l’Auditorium Vallisa alla presenza oltre che dell’autore, di Rita Goffredo dell’Ufficio Scolastico Regionale, Jean-Jacques Nkouloukidi atleta azzurro impegnato nella marcia e Taysir Hasan coordinatore del Centro Interculturale di Bari.
Il pubblico era perlopiù composto di ragazzi di terza media della scuola Carducci di Bari, ed è a loro che Taysir Hasan ha rivolto l’invito ad andare al di là delle differenze relative al colore della pelle ed imparare a giudicare una persona da quello che fa, non da come appare.
La riflessione era centrata sulla condizione sociale e culturale di tutti quegli individui che cresciuti e vissuti in Italia si sentono italiani a tutti gli effetti, ma a causa del luogo di nascita o della nazionalità dei genitori non possono ritenersi tali. Italiani neri, mulatti o meticci dunque i protagonisti del libro di Valeri che hanno fatto dello sport un veicolo per superare le differenze attraverso la dedizione all’attività e il senso di appartenenza ad un paese che, effettivamente, è il proprio.
Rita Goffredo ha illustrato la situazione “stranieri” oggi all’interno delle scuole evidenziando come il loro numero sia gradatamente aumentato nel corso degli anni. Marco Valeri, ha raccontato un episodio accaduto qualche anno fa proprio a suo figlio, meticcio perché di madre etiope, a Roma. Mentre il ragazzo, che allora aveva solo 5 anni, era su un pullman con la madre, è stato strattonato e fatto cadere da un italiano che ha successivamente gridato “fuori i neri dall’Italia”. Il piccolo si è allora vergognato del colore della sua pelle.
Il padre, per far capire al figlio l’assurdità di tale atteggiamento, ha ricordato Giorgio Marincola un partigiano mulatto a cui è stata conferita la medaglia d’oro per il valor militare nella lotta contro i nazisti.
Tuttavia, ha ricordato Valeri, Marincola è uno degli scarsissimi esempi di personaggi storici positivi che non hanno la pelle bianca, e ha lamentato anche una scarsa presenza dei “black italians” nei programmi televisivi, in cui predomina ancora la figura tipica d’italiano. Non è stata esclusa da questo discorso tutta la polemica che ci fu quando Denny Mendez fu nominata Miss Italia, malgrado le caratteristiche difformi alla classica donna italiana.
È stato invitato a raccontare la sua storia Jean-Jacques Nkouloukidi, giovane finanziere campione di marcia. Figlio di madre haitiana e padre congolese Jean-Jacques è nato, cresciuto e vissuto a Roma, tanto da rispondere, quando gli si chiede il paese di origine, di essere un “romano de Roma”.
La giovane promessa dell’atletica, senza nascondere un simpatico accento romanesco, ha spiegato ai ragazzi come egli non si senta affatto straniero, ma anzi si sia integrato talmente bene nella società in cui si trova da non avvertire alcuna differenza. “Quando per strada mi alleno, la gente mi prende in giro per lo stile alquanto curioso della mia disciplina, non per il colore della mia pelle” ha scherzosamente raccontato Nkouloukidi, senza nascondere però che è stato fortunato perché tanta gente nelle sue stesse condizioni fa fatica a rapportarsi con l’ambiente in cui vive proprio perché non accettati dagli altri.
Attraverso lo sport il giovane ha spiegato come gli sia stato possibile entrare anche nel mondo del lavoro, oggi infatti percepisce un regolare stipendio dal corpo della Fiamme Gialle. Non ha risparmiato inoltre dei passi di marcia che hanno fatto divertire tutti i ragazzi che alla fine lo hanno circondato chiedendogli l’autografo.
Come ha saggiamente osservato Valeri, bisognerebbe marcare i punti di contatto, che sono maggiori rispetto alle differenze, per arrivare a capire che il colore della pelle è solo un dettaglio per nulla significativo del senso di appartenenza che una persona ha con il territorio in cui vive e opera.
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