Don Germinario, il ricordo del prete scomodo

Nichi Vendola: “Al relativismo si risponde recuperando la povertà francescana”
Molti lo hanno definito un predicatore ed un fine intellettuale. Altri, invece, amano ricordarlo come il “grande testardo”, per via della sua scontrosità con le gerarchie ecclesiastiche di fine ottocento e per la grande caparbietà dimostrata nel fondare alcune sezioni del Partito Popolare di Luigi Sturzo nei primi anni del novecento.
Parliamo di Serafino Germinario, frate cappuccino morto nel 1953 all’età di ottantatre anni. Dai più riconosciuto come Serafino di Santeramo. Buona parte della sua vita l’ha trascorsa lavorando nella realtà socio-politica del territorio murgiano, impegnandosi non solo come intellettuale, ma anche come fondatore di cooperative sociali e di sezioni di partito. Un prete impegnato. Scomodo come ha voluto definirlo don Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia Politica presso l’Università Gregoriana di Roma e l’Istituto di teologia ecumenica di Bari, nel suo ultimo libro dedicato al frate di Santeramo e presentato ieri sera alla libreria Laterza: “Quando ho consultato l’Archivio Sturzo di Roma – afferma – sono rimasto esterefatto dalla grande forza di questo frate impegnato nella politica e che in tempi cruciali per la storia italiana è stato in grado di dire no ai socialisti, ai massoni e a quanti cercavano di sottrarre la Chiesa dal grande processo democratico che occorreva costruire nel Paese”.
All’incontro è intervenuto il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che ha ricordato come il frate, a lui prima “sconosciuto”, rappresenti la maturazione di una consapevolezza molteplice: “Era un uomo appassionato, che ha affrontato di petto il tema della democrazia”.
“Lo ha fatto – continua – dopo l’Unità d’Italia, cioè quando il magistero della Chiesa iniziò a porsi il problema del modernismo e del liberismo. Da lì grazie a uomini come Germinario la Chiesa riuscì a movimentarsi per diffondere una cultura democratica in grado sì di raccogliere l’esperienza del proletariato e del bracciantato, ma in un ottica diversa rispetto a quella legata al socialismo”.
Don Serafino Germinario, infatti, riuscì in quel di Santeramo in Colle, Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti ha fondare cooperative sociali e sezioni del Partito Popolare, che iniziava, all’epoca, a prender piede nel territorio per cercare di presentare una nuova idea di metter insieme impegno politico e vocazione cattolica cristiana. “E’stupefacente – ricorda Don Rocco D’Ambrosio- leggere ancora oggi in una sezione di Acquaviva la scritta voluta da Don Germinarlo che invita i proletari di tutto il mondo ad unirsi a Cristo”.
Qualche parola Nichi Vendola la riserva all’attualità e alle paure che attraversano il mondo della Chiesa in questo ultimo periodo: “Nella Chiesa di oggi c’è un’angoscia, quella di un popolo di Dio che si sente in minoranza e che per alcuni necessita di recuperare una guida forte”.
“Tuttavia – conclude Vendola – dal relativismo occorre rispondere non con le cattedre, ma con la riscoperta di quella povertà francescana che ci consente di capire che la salvezza non è nei recinti di un potere, ma di una Chiesa che va incontro all’altro”.
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