Vogliamo l’Unità Spinale

Claudio Cimaglia

Il grido di Gianni Romito presidente di “Volare più in alto”

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Approfittando della ventiquattresima edizione di “Vivicittà”, che l’anno scorso ha permesso alla città di Bari di essere nominata “città più generosa d’Italia”, Gianni Romito, presidente dell’associazione “Volare più in alto”, attraverso uno striscione esposto, a nome di tutti coloro che ne hanno necessità, ha gridato il bisogno dell’Unità Spinale.
L’unità Spinale è un polo medico multidisciplinare che servirebbe a tutte quelle persone che purtroppo soffrono di lesioni midollari.
Una persona che, a seguito di un incidente ha subito una lesione midollare, è soggetta a tre importanti fasi; la prima è denominata “fase acuta” e consiste nel collocare il degente in apposite strutture con attrezzature idonee per la sua stabilizzazione. Attualmente questa fase, ci ha segnalato Romito, si svolge in reparti di neurochirurgia con pochi posti, attrezzature non idonee e personale non specializzato.
La seconda fase, quella di “riabilitazione e di reinserimento”, consiste in un lungo periodo di fisioterapie ed ergoterapia mirate al reinserimento sociale del paziente. In Italia ci sono pochi centri disponibili che tra l’altro sono onerosi sia per la Regione che per il degente. Tra l’altro le possibilità di trovare una sistemazione all’interno di questi pochi centri, sono alquanto scarse.
L’ultima fase, “dimissione e rientro nella vita quotidiana”, è sicuramente la più difficile per il paziente. Egli infatti necessita di controlli medici annuali, oltre al dover nuovamente imparare a vivere e riproporsi alla società.
I problemi dunque sono svariati e di notevole importanza. Nasce così l’esigenza di un centro specifico in cui le risposte a questi problemi siano centralizzate, un centro polifunzionale.

Risale al 24 giugno 2005 una lettera che Gianni Romito ha inviato al Presidente della Regione Nichi Vendola, al Sindaco di Bari Michele Emiliano, all’Assessore Regionale alla Sanità Albero Tedesco, all’Assessore Comunale alle Politiche Sociali Susi Mazzei, in cui indica l’esigenza dell’attivazione di un centro con le succitate caratteristiche.
La lettera, oltre ad illustrare le difficoltà che i disabili hanno nelle vicissitudini quotidiane, spiega come sia oneroso e faticoso sottoporsi a lunghi viaggi e duraturi soggiorni presso i centri specializzati italiani, il cui più vicino è a Roma, ed esteri. Si lamenta persino della mancanza di personale specializzato soprattutto per quanto concerne i problemi urologici.
Ma ciò che più desta perplessità in Romito e in tutti coloro che devono affrontare queste problematiche riguarda il progetto Asclepios.

Il progetto Asclepios è un’opportunità fornita dalla Comunità Europea che consiste nei necessari finanziamenti per la costruzione di un centro polifunzionale che sopperisca a questa necessità.
Seppur con molti ritardi questo progetto è andato a compimento con la realizzazione di una struttura che ingloba anche un’Unità Spinale.
Inspiegabilmente però questa opera, malgrado sia stata realizzata, è attualmente e misteriosamente non operativa.
“Ciò che viene negato”, grida Romito, “è il diritto di essere curati nella propria città di residenza”.
Intanto i traumatizzati continuano ad andare all’estero e a spendere ingenti somme di denaro per delle operazioni che potrebbero materialmente essere eseguite sul proprio territorio, e il tutto senza ancora una spiegazione.
L’unica risposta pervenuta alla succitata lettera è firmata da Alberto Tedesco il quale afferma che la Regione ha intenzione di risolvere il problema.

Ma Gianni Romito e il gruppo di cui è portavoce dice di non voler più aspettare, di non voler ascoltare alcun tipo di scuse. L’unica cosa che per loro conta è l’apertura dell’Unità Spinale, a Bari e che sia al servizio delle persone.  

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