Gentile Assessore, il quattro non va: ecco la prima risposta

Riceviamo e pubblichiamo

Scrive chi guida, e racconta dall’altrettanta ordinaria follia di una Bari ancora distante dal recepire l’iportanza del mezzo pubblico

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Gent. Redazione


Oltre ad essere un autista dell’AMTAB, sono un vostro assiduo lettore, ho contribuito anche alla diffusione dei vostri articoli inerenti l’AMTAB.
Non ho mai voluto entrare nel merito delle vostre osservazioni, ritenendo le stesse affrontate in modo imparziale e quanto mai obiettivo, sino a quando  non ho letto il vostro ultimo articolo dal titolo “ Gentile Assessore , il 4 non va”.
Durante la sua lettura sentivo imperversare al mio interno un senso di frustrazione che mi ha spinto a formulare la presente.
Ebbene si, frustrazione, la stessa che proviamo ogni giorno nel vano tentativo di vedere riconosciuti i meriti del nostro operato. Sfido qualunque altro autista operante in altre città ad avere la stessa nostra abilità nell’evitare incidenti e nella capacità di sopportazione e di pazienza che puntualmente ogni giorno mostriamo di possedere.


Invito Voi ed i membri delle Istituzioni a trascorrere con noi un intero turno di lavoro, annotando tutti gli incidenti che evitiamo nonché  tutte le offese e ingiurie che gratuitamente ci vengono rivolte. Noi operai dell’AMTAB lavoriamo in una città invasa da automobilisti e centauri che hanno come unica preoccupazione quella di non consumare i freni se mai avessero l’ obbligo di fermarsi al rosso o dare la precedenza ad un bus.
Una domanda: nelle altre città ci sono sufficienti corsie preferenziali? Quelle poche centinaia di metri che ci sono a Bari o sono inutili o vengono adibite a sosta per autovetture. Ormai la doppia e la tripla fila fanno parte dell’arredo urbano di alcune vie cittadine.
Cosa c’è di più facile che lanciare accuse al collega che sabato si è reso colpevole di aver tentato, seppur goffamente, di sdrammatizzare con la frase inquisita?
Per quanto concerne la questione delle malattie vi invito alla cautela. Il fenomeno non è affatto così diffuso come qualcuno vuol far credere. La legge parla chiaro: il conducente deve essere in condizioni psico-fisiche ottimali, questo per evitare che qualcuno possa farsi male.
Salireste mai su un autobus sapendo che il conducente sta accusando malessere fisico?
Quindi anche il minimo disturbo addominale o articolare ci obbliga a stare a casa.
Noi non abbiamo scrivanie o climatizzatori, siamo randagi. Sapevate che quando operiamo sulla linea 4 o 1 non abbiamo neppure i servizi igienici?
Lavorare così è difficilissimo, ma nonostante tutto lo facciamo con grande spirito di sacrificio e abnegazione, il tutto per uno stipendio assolutamente non adeguato ( il mio oscilla tra € 1100 e € 1200, i nuovi assunti anche meno).


Le corse possono saltare per tanti motivi:
• Carenza cronica di personale
• Avaria mezzi
• Difficoltà nella viabilità
La carenza di personale andrebbe sanata con un concorso, le avarie invece, derivano dal fatto che il personale dell’officina è ridotto all’osso. Per quanto concerne la viabilità: bè noi autisti facciamo il possibile ma per i miracoli ci stiamo attrezzando.
Dimenticavo! C’è un altro motivo che ci costringe al salto delle corse:
i cortei funebri.
Dichiarandomi disponibile per qualsiasi chiarimento, colgo l’occasione per porgere cordiali saluti.


Gaetano Minunno
Membro del direttivo provinciale FAISA-CISAL

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