Ecomafia 2006: Puglia al quarto posto

Danilo Calabrese

In Puglia, Sicilia, Calabria e Campania si consuma metà dei reati ambientali italiani

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Tre reati contro l’ambiente all’ora. E’ questo il bilancio del 2006, ampiamente documentato nel rapporto Ecomafia 2006 di Legambiente. 23.668 infrazioni le infrazioni accertate a danno dell’ambiente, dei beni artistici, della flora o della fauna dalle forze dell’ordine (rispetto alle 23.660 del 2005), 163 le persone arrestate (contro le 183 del 2005), 20.124 le persone denunciate (19.503 nel 2005) e 7.587 i sequestri effettuati (rispetto ai 10.503 del 2005). Numeri che per certi versi diminuiscono, ma che per altri restano elevati e forniscono alla criminalità organizzata un giro d’affari di 23 miliardi di euro (le ecomafie fanno sparire ogni anno nel nulla una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso, ovvero di 2.600 metri, e trafficano ogni anno animali selvatici per un valore di oltre 3 miliardi).

Le quattro regioni in testa alla sciagurata classifica sono Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, che insieme sono artefici o spettatori del 45,9% dei reati ambientali. Nella classifica generale sull’illegalità ambientale in Italia 2006, la nostra regione mantiene il quarto posto con 2.085 infrazioni accertate (2.169 nel 2005), mentre sono 2.514 le persone denunciate e 34 quelle arrestate (2.495 in tutto nel 2005) e 970 sequestri effettuati (1.617 nel 2005).

Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti sono state 4.409 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine (contro le 4.797 del 2005), 1.739 il numero dei sequestri effettuati (contro i 1.906 del 2005), 5.478 le persone denunciate e 115 le persone arrestate (contro le 5.221 persone denunciate o arrestate del 2005). Nella classifica per numero di infrazioni alla normativa sui rifiuti primeggia la Campania (448 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, era la seconda regione nel 2005), seguita dalla Sicilia e al terzo posto dalla Puglia, regina della classifica dello scorso anno (410 reati, 1002 denunce, 26 arresti e 453 sequestri effettuati per il 9,3% del totale delle infrazioni) e territorio nelle cui  campagne si conclude spesso il lungo viaggio dei rifiuti di mezza Italia.

In Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, inoltre, avviene quasi la metà dei reati relativi al ciclo del cemento (49%). La nostra regione scende dal quarto posto al quinto con 610 infrazioni accertate (645 nel 2005), 672 persone denunciate e 144 sequestri effettuati (218 nel 2005). “La guerra al cemento selvaggio”, ha commentato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, “sta dando i suoi frutti e l’abbattimento di Punta Perotti è stato molto più efficace contro l’abusivismo edilizio di qualsiasi atto normativo o repressivo. Legambiente Puglia sta portando avanti numerose campagne sul tema, ultima la creazione di un portale nazionale sul censimento degli ecomostri”.

Per il traffico e lo sfruttamento di animali, la Puglia è fra le regioni in cui si consumano di più corse clandestine di cavalli, quasi sempre su strade e tangenziali abbandonate, insieme a Sicilia e Campania. Ogni gara illecita frutta un giro d’affari fra i 40-50 mila euro, secondo il rapporto di Ecomafia 2006. Ma dalla Puglia arriva anche il segnale più forte nella lotta alle corse clandestine di cavalli. Infatti, quindici cavalli sequestrati alla malavita di Bitonto saranno destinati ad associazioni che praticano ippoterapia.

Invece, sul fronte dell’archeomafia, l’aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, la Puglia si trova al sedicesimo posto con 14 furti nel 2006 (15 nel 2005). “Anche se migliora la situazione in Puglia”, ha concluso Tarantini, “è fondamentale che continui l’opera di controllo del territorio e contrasto che stanno portando avanti la magistratura e le forze dell’ordine. E’ importante lavorare molto sulla prevenzione e a tal proposito chiediamo al Governatore Vendola di istituire un Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità con lo specifico ruolo di monitorare il territorio su tutte le questioni legate all’illegalità ambientale e che veda coinvolti tutti gli attori locali, Regione, Province, Forze dell’Ordine e associazioni”.

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