Altiero Spinelli e l’Unione Europea

Claudio Cimaglia

Nichi Vendola continua a sostenere una necessaria apertura ai Balcani e alla Turchia

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“Il progetto europeo oltre il Novecento”, e stato il titolo dell’incontro svoltosi ieri presso la facoltà di Scienze Politiche di Bari e presieduto dal Prof. Luigi Ferrari Bravo, già giudice della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Lussemburgo.  Al seminario hanno partecipato il preside di facoltà, Ennio Triggiani, il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e Edmondo Paolini, biografo di Spinelli oltre a Gabriele Pazzini, dirigente del MFE (Movimento Federalista Europeo) e Teresa Massari. 
Una giornata per spiegare i sessantadue anni di militanza di Altiero Spinelli nel panorama politico, prima italiano e poi europeo, partendo dalla sua biografia tutta intrisa di avvenimenti politici per arrivare a mettere in luce l’importanza storica e sociale di questo personaggio che ha cambiato lo scenario politico mondiale diventando il padre dell’Unione Europea.
Avviato dal padre socialista alla vita politica, Spinelli appena diciassettenne si iscrive alla sezione giovanile del Partito Comunista partecipando alla lotta clandestina.

Nel 1927, a causa delle leggi speciali fasciste contro gli oppositori politici, è arrestato e condannato a sedici anni e otto mesi. Ne sconta dieci entrando in contatto con altri personaggi di spicco antifascisti quali Umberto Terracini e Leo Valiani. Gli altri sei anni li trascorre in esilio al confine sull’isola di Ventotene.
Sono questi gli anni in cui, assieme a Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, e sulla scorta degli studi di scienze, lingue, storia e filosofia durante la carcerazione, redigerà il “Manifesto per un Europa Libera e Unita” meglio conosciuto come il “Manifesto di Ventotene”.
L’opera, che fu scritta su carta da sigarette e nascosto nel fondo di una botte, circolò clandestinamente nei movimenti della Resistenza per essere poi adottato nel programma del Movimento Federalista Europeo fondato dallo stesso Spinelli nel 1943.
Il Manifesto si fonda su idee dei grandi pensatori del passato e contemporanei che danno vita ad un programma atto ad annullare le dittature e le mire espansionistiche di singoli stati attraverso la costituzione di una federazione composta da più nazioni che, se da un lato sono chiamate a rinunciare a parte delle singole autonomie, dall’altro darebbero vita ad un forte apparato che trae forza da differenti elementi quali l’unione monetaria, la politica estera ed economica e la difesa.
Punto cruciale del documento riguarda la battaglia politica da mettere in atto per la creazione di questo tipo di struttura; una battaglia che scinderebbe l’Europa in Stati reazionari, schierati per la difesa dello status quo, e in Stati innovatori che aderiranno al progetto.

Nasce dunque, nel 1943, il Movimento Federalista Europeo di cui Spinelli sarà segretario fino al 1962. Il Movimento non voleva diventare una sorta di partito ma un organo aperto a tutti coloro che avevano come ideale l’unificazione europea contro le potenze totalizzanti restando autonomo nello scenario politico.
Una vita dedicata dunque alla realizzazione di un sogno che è diventato realtà nel 1984, anno in cuiè stato redatto il trattato dell’Unione, approvato dal Parlamento Europeo, che amplia i poteri dello stesso Parlamento Europeo in materia e legislativa, subordinando la Commissione Europea. Altri due punti essenziali del trattato riguardano la discussione di strategie concorrenti nella cooperazione intergovernativa e l’integrazione comunitaria.

Alquanto illuminanti a tal proposito le considerazioni su cui il Presidente Vendola ha voluto soffermarsi e da cui ha preso spunto per attualizzare l’ideologia spinelliana a riguardo dell’ingresso nella Comunità Europea di Turchia e paesi balcanici occidentali.
Partendo da accenni biografici e ideologici su Altiero Spinelli e proponendo un acuto parallelismo sul tema “carcerazione” comparando l’esperienza del “padre dell’Europa” ad Antonio Gramsci, ovviamente con le dovute precisazioni di sfondo, Vendola ha espresso una personale interpretazione a proposito di un adattamento del pensiero di Spinelli circa il Trattato di Maastricht del 1992. “Probabilmente,” ha affermato il Presidente, “l’idealista Spinelli avrebbe avuto qualche riserva a riguardo del suddetto trattato, nato non da un’esigenza ideologica dei singoli stati, bensì da determinate condizioni economiche e culturali che, a differenza di quanto afferma il “Manifesto di Ventotene” vincolerebbero l’ingresso di nuovi stati nell’unione.
È questo il caso della Turchia, per cui si teme un ingresso nel mondo occidentale del fondamentalismo islamico, e dei paesi dei Balcani occidentali ritenuti il fulcro di un degrado che inquinerebbe il resto dell’Europa”.
Ci sarebbe da interrogarsi, a questo punto, su quanto l’interesse economico possa realmente incidere su delle scelte ideologiche e su quanto, queste stesse scelte, non siano vincolate da determinati standard che di ideologico avrebbero ben poco.

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