Lav: la sperimentazione animale cerca alternative
Continua l’opera di sensibilizzazione a Bari
Positivi i risultati ottenuti dalla Lav, Lega antivivisezione, presente negli ultimi due weekend in più di 350 piazze italiane per diffondere la ricerca senza l’uso di animali. “Sperimentazione animale: un male curabile”. Questo lo slogan che a Bari, nella sola giornata del 1° aprile, ha sensibilizzato circa 200 persone, disposte a firmare per chiedere il finanziamento della legge 413 del ’93, modificare la direttiva europea 86/609 e attivare il piano dei metodi alternativi, previsto dall’ultima finanziaria. Diversi i fronti su cui la Lav si batte. Oltre alla richiesta di due decreti di immediata attuazione in ambito di sperimentazione, l’associazione, attiva dal 1977, mira ad abolire la dissezione per scopi didattici nelle scuole. Richiesti anche un organo interministeriale per rendere operativo il piano di attuazione, un registro aggiornato di tutti i metodi alternativi e una commissione di controllo. Prevista inoltre la destinazione del 30% dei finanziamenti pubblici alla ricerca biomedica e alla riconversione dei laboratori che ancora utilizzano animali, obiettivo raggiungibile con il coinvolgimento di scuole e università nei progetti formativi predisposti.
Dati scientifici, tratti dal British Medical Journal, hanno dimostrato la validità dei metodi sperimentali, che non fanno ricorso agli animali da laboratorio, una realtà che in Italia sfiora il 70%. Nella maggior parte dei casi cellule e tessuti sono coltivati in vitro, servono quindi politiche adeguate per imprimere una totale inversione di tendenza. Test di gravidanza, farmacologici e di contaminazione batterica già da tempo non richiedono l’uso di animali, così come le verifiche igienico sanitarie sugli alimenti, le analisi tossicologiche e i crash test delle automobili, in cui sono morte schiantate numerose scimmie. “La sperimentazione animale è considerata erroneamente un male necessario”, afferma Roberta Bertocci, responsabile nazionale della Lav, “mentre si basa sull’errore metodologico di poter estrapolare i risultati ottenuti dagli esperimenti su animali non umani agli umani”. Le rilevanti differenze di specie infatti, nel passaggio dalla sperimentazione sugli animali a quella sull’uomo, fino ad ora obbligatoria per legge, comporterebbero la distruzione di 4 molecole su 5 a causa degli effetti negativi sugli umani, non rilevati invece sulle cavie animali. Il tutto con uno spreco di tempo e denaro. Sotto accusa la normativa nazionale e comunitaria, non più attuale, colpevole per la Lav di non prendere neanche in considerazione i progressi tecnico scientifici degli ultimi 20 anni. Urgenti le modifiche per Barbara Bartoli, responsabile del settore vivisezione della Lav Bari.
A detta della Bartoli la legge attuale blocca infatti le industrie farmaceutiche e cosmetiche disposte a sostenere il cambiamento, basato su tecniche che, prima di essere validate, attraversano un iter di sperimentazione e analisi lungo 10 anni. È il caso del metodo “Irritection”, che integra software e coltivazione in vitro, dei numerosi progressi che hanno portato alla creazione di tessuti cutanei, stomaci e reni artificiali. L’utilizzo delle linee cellulari umane, create in provetta, non solo è ritenuto più produttivo, ma anche maggiormente economico. Secondo le stime effettuate, i suoi costi si aggirano tra lo 0,25 e il 5% dei test sugli animali.
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