La donna che non deve urlare. Mai
Le figlie e il matrimonio, la carriera e i conti in sospeso, il precariato, Vallettopoli e Telenorba. Piccolo vademecum di come si guida una redazione che tenta di uscire da una crisi profonda e si ge
Mi riceve nel suo ufficio, ma non siede dietro la scrivania. Con un gesto della mano, scusandosi per il raffreddore che la tormenta e per la pressione che deve gestire (è la mattina di Italia-Scozia, “e io odio il calcio” sussurra) che la costringe ad interrompere l’intervista un paio di volte, si accomoda con me al tavolo tondo delle riunioni di redazione. Non tutti – al suo posto – l’avrebbero fatto. Forse è anche per questo che da cento giorni Annamaria Ferretti, salernitana, professionista dal 1995, sposata (con Antonio Stornaiolo e madre di due bambine), grandi occhi azzurri, capelli rossi e aria vagamente english, guida una redazione che esce da una crisi profonda e, piano piano, sta tentando di rimettere in ordine le cose. Con dedizione, impegno, professionalità e, soprattutto, buona educazione.
Questi primi cento giorni da direttore di Antenna Sud sono stati difficili? Come si fa ad entrare in una redazione in crisi e infondere entusiasmo a persone con famiglie sulle spalle che rischiano di perdere il posto?
“Non lo so, c’ho provato partendo da un elemento umano. Io ero una loro collega, con il peso di una situazione simile alla loro (la vertenza con Telenorba, nda), che aveva qualche anno di esperienza in più e aveva anche provato il precariato. Ho tentato di far capire che la mia presenza era un segnale di buona volontà da parte dell’editore, che aveva individuato in me una persona semplice, con la quale ricominciare a parlare di tv. Si è tentato di trovare una via di mezzo, una soluzione, cosa che da altre parti, invece, non è accaduto. E proprio per dimostrare determinate cose, non ho portato un vice con me, ma l’ho scelto tra gli elementi della redazione e non è l’unica novità che ho in serbo, proprio perché ho molta fiducia nella mia redazione”.
Perché hai scelto Cristiana Cippone, cioé una donna, come vicedirettore?
“Non c’entra il fatto che sia una donna. Ho provato per lei un’attrazione professionale in tempi non sospetti, quando facevo l’addetto stampa e ho trovato in lei disponibilità e professionalità. E’ un elemento di questa redazione e va bene così”.
C’è un pizzico di senso di rivincita verso Telenorba?
“No. Telenorba è una televisione affermata anche oltre i confini della nostra regione. Se c’è competitività è nei contenuti. Io voglio dare una linea diversa, meno legata al gossip. Voglio parlare di questioni di disagio sociale, per esempio, non limitandomi a fare informazione, ma anche tentando di risolvere i problemi”.
Urli mai?
“No. E nemmeno dico parolacce e non tollero che lo si faccia”.
Come vivi da giornalista la questione Vallettopoli?
“Non mi interessa più di tanto. Mi spiace però che certi personaggi politici che sono stati scelti per governare il Paese siano coinvolti in un sistema-spettacolo che non appartiene loro. La storia di Sircana non mi è piaciuta, quando si ricoprono certi incarichi occorre stare attenti e fare determinate cose in casa propria, in privato”.
E da moglie di un personaggio delle spettacolo?
“Mio marito Antonio ha una moralità che pone davanti a tutto. Ha scelto di continuare a vivere a Bari, anche se Roma cinematograficamente e Milano televisivamente sono punti di riferimento in questo Paese, proprio perché qui ha la famiglia, me e le bambine. Dunque va lì, fa il suo lavoro, macina km e poi torna a Bari e se capita una cena romana, quando finisce, va a dormire, non si concede trasgressioni”.
Dunque, se si vuole, lo scandalo si evita?
“Sì, si può evitare”.
Sei gelosa?
“In parte, non nel senso stretto. Ma poi mio marito non me ne dà modo. Mi fa sentire amata e stimata, sempre”.
E lui è geloso?
“Un po’. Il nostro è un rapporto rodato e speculare, stiamo insieme da più di vent’anni. Antonio lancia messaggi con l’arma dell’ironia, anche se nel privato è più serio di come appare”.
Sei femminista?
“No, sono femminile”.
Sei arrivata?
“No. E nemmeno realizzata, almeno professionalmente. E’ un buon momento, questo sì. Non dimentico il periodo da precaria. Quando vivi da precaria ti senti mortificata nella tua professionalità. Il lato di me che mi vede pienamente realizzata è quello di mamma e moglie”.
Se le tue figlie volessero fare le giornaliste le ostacoleresti?
“No, anzi. La più grande ama scrivere, fa verbalizzazioni che sembrano piccoli articoli. D’altra parte anch’io, alla sua età, una volta feci un tema in cui dissi che sarei diventata giornalista ”.
E se volessero fare le attrici?
“Anche in questo caso non ci sarebbero problemi. L’importante è che studino per fare ciò che scelgono di fare e che vadano via da Bari, per avere una raggio di possibilità più ampio”.
Definisciti in tre aggettivi?
“Semplice, introversa, mamma”.
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