“Sogno di una notte di mezza estate”
In scena al Teatro Abeliano la rivisitazione dell’opera di Shakespeare
Il “sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare rivive, corretto e riadattato, al Teatro Abeliano di Bari, a seguito della rivisitazione di Teodoro Signorile per la regia teatrale di un altro Signorile, Vito, direttore artistico del teatro barese.
L’opera, che sarà in scena sino a domenica 25 marzo, è il frutto di una coproduzione tra Gruppo Abeliano e Tiberio Fiorilli, due delle istituzioni tra le più antiche in Puglia, ha visto la collaborazione dell’ “Accademia delle belle arti” e del conservatorio “Niccolò Piccinni” del capoluogo.
L’obiettivo principale della rappresentazione è quello di unire tante istanze a livello culturale, ed in particolare si propone di incentivare la diffusione di uno spettacolo che non ha potuto contare sui fondi provenienti dal Consorzio del Teatro pubblico pugliese, ma che ha registrato l’incredibile sforzo dei sindacati di categoria, che hanno tenuto a precisare come anche uno spettacolo culturale può rappresentare una seria opportunità di lavoro che permette di investire in produzione e ricchezza.
Nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri mattina presso il foyer del teatro Abeliano, è stata presentata un’esposizione dedicata ai bozzetti di scena e ai costumi indossati dagli attori (progettati dall’Accademia delle Belle Arti), e il lavoro del Conservatorio Piccinni di Bari in merito alla realizzazione delle musiche originali utilizzate durante lo spettacolo, create da Alessandro Amato e suonate da un ensemble di circa 20 strumenti.
Vito Signorile, regista del “sogno”, ha precisato come chi fa teatro è ben cosciente delle difficoltà a cui va incontro, sottolineando che gli impedimenti maggiori derivano dall’abuso che oggi si fa del mezzo televisivo che troppo spesso mette in seconda fila il teatro, ma ha anche ribadito che per chi ama la “sacra polvere del teatro”, gli ostacoli saranno sempre e comunque irrisori.
La novità di questa rappresentazione è consistita anche nell’unire attori di una certa esperienza in campo teatrale a giovani quasi esordienti, “che arricchiscono e danno la gioia di vivere” così come dichiarato da Signorile.
Si tratta comunque di uno spettacolo diverso, ma si riesce a cogliere qualcosa in più rispetto ad altre produzioni del panorama teatrale pugliese, ed è un’opera, così come ha affermato il Prof. Pasquale Bellini, direttore dell’Accademia delle Belle Arti, che non ha nulla da invidiare ad altre di livello nazionale.
La speranza è che tutti i giovani che vogliono intraprendere questo tipo di carriera non siano costretti ad emigrare al Nord o all’estero, ma che possano sfruttare al meglio le potenzialità intrinseche che si possono trovare anche qui da noi.
La Recensione
I personaggi principali ci sono tutti: ci sono Puk, Oberon, Lissandro, Ermia, Elena, Demetrio, Ippolita e Teseo, ma ci sono soprattutto loro, la compagnia di attori che vuole allietare le nozze reali proprio dell’illustre Teseo, i veri protagonisti di questo riadattamento di “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.
La commedia presenta tre storie intrecciate, collegate tra loro dall’imminente celebrazione del matrimonio tra Teseo, duca di Atene e Ippolita, regina delle Amazzoni. Due giovani ateniesi, Lisandro e Demetrio, sono entrambi innamorati della stessa donna, Ermia; quest’ultima ama Lisandro, mentre la sua amica Elena è innamorata di Demetrio. Quando il padre di Ermia impone il divieto di sposare Lisandro, i quattro giovani si rincorrono nei boschi intorno alla città, perdendosi nel buio e nelle loro schermaglie amorose. Nel frattempo, Oberon, re delle fate, e la moglie Titania giungono nel medesimo bosco per partecipare alle nozze. Titania impedisce ad Oberon di usufruire dei servigi del suo paggio indiano e il re cerca di punirla per la sua disobbedienza facendole spremere sugli occhi il succo della viola del pensiero, che fa innamorare del primo essere che s’incontra al risveglio. Nello stesso tempo, una combriccola di artigiani che, per festeggiare il matrimonio, vuole mettere in scena una rappresentazione popolare sul tema di Piramo e Tisbe, si riunisce nella foresta per le prove dello spettacolo.
Oberon ingaggia il furbo folletto Puck, affinché lo aiuti a riconquistare l’amore di Titania e cosparga di succo magico anche gli occhi di Demetrio per farlo innamorare di Elena. Il tentativo di aiutare i giovani amanti fallisce per un errore di Puck che crea scompiglio poiché anche Lisandro s’innamora di Elena. Bottone (Dante Marmone) scopre che la sua testa è stata trasformata in quella di un asino e proprio di lui s’invaghisce Titania, a causa dell’effetto della viola del pensiero. Dopo innumerevoli peripezie che coinvolgono tutti, Oberon decide di sciogliere ogni incantesimo. Puck, dopo aver fatto scendere una nebbia fatata e fatto addormentare i quattro ragazzi, riutilizza la rosa del pensiero per la generale riconciliazione. Bottone ritorna dai suoi compagni e li incita a prepararsi per lo spettacolo a cui Teseo vuole assistere nonostante gli avvertimenti contrari del cerimoniere. A questo punto parte lo spettacolo nello spettacolo e i volenterosi artigiani mettono in scena una goffa versione della tragedia.
Una nota particolare deve riguardare necessariamente il cast artistico: sicuramente la compagnia di artigiani che vuole mettere in scena lo spettacolo rappresenta la vera novità rispetto al testo originale, poiché nei termini, nelle movenze e egli intermezzi comici riescono a dare quel qualcosa in più rispetto agli altri.I giovani protagonisti dell’opera, Lissandro, Demetrio, Ermia ed Elena hanno stoffa (e si vede), ma a dire il vero risultano forse un po’ troppo rinchiusi nei loro ruoli già stabiliti, e così mentre recitano senza sbavature l’aulico testo shakesperiano, il pubblico non riesce a trattenere le risate quando sul palco Pinuccio Sinisi e Dante Marmone rivivono i tempi e le gag proprie dell’ Anonima GR, mostrando che la comicità non ha limiti di tempo.
Per quanto comunque divertente, la rivisitazione tradisce forse un po’ troppo l’idea di base; il “sogno” non è un dramma, ma certo non è uno spettacolo di cabaret, e chi vede lo spettacolo si trova a dover osservare da un lato, sprazzi di autentica comicità quasi vernacolare (si pensi anche alla presenza di attori del calibro di Nico Salatino, Enzo Strippoli, Enzo Vacca), mentre dall’altro, i forbiti dialoghi tra Titania e Oberon, o le appassionati dichiarazioni amorose che Lissandro dedica ora a Ermia, ora a Elena: francamente, la discrepanza tra i due registri sembra forte.
Chissà cosa ne avrebbe pensato William Shakespeare….
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